Previsioni meteo Italia per il 27/28/29 ottobre 2008

Ottobre 26, 2008 by scolari  
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Previsioni meteo Italia per il 27/28/29 ottobre 2008

Lunedi 27 ottobre 2008

Peggiora al Nord.
Piogge sparse nel pomeriggio lungo le pre-Alpi centrale e Occidentali, in estensione e intensificazione dalla serata alle restanti regioni del Nord.
Limite delle nevicate attorno ai 2400 metri lungo i rilievi Alpini.
Altrove ancora condizioni di cielo sereno o poco nuvoloso, salvo addensamenti nuvolosi dal pomeriggio sulle regioni centrale e Nord della Sicilia.
Dalla serata prime deboli piogge anche lungo il versante Tirrenico, piovaschi sparsi anche sul Nord della Sicilia.

Venti da deboli a moderati, prevalentemente dai quadranti Sud Orientali su Adriatico, dai quadranti Meridionali su Ionio e Tirreno, primi rinforzi su medio-alto Tirreno dal pomeriggio.

Temperature in lieve calo al Nord, stazionarie al Sud.

Martedi 28 ottobre 2008

Condizioni di maltempo in quasi tutte le regioni.
Piogge e temporali diffusi al Nord e lungo la dorsale Tirrenica, sparse al Sud, su Isole maggiori e lungo la dorsale Adriatica con possibili schiarite, specie al Sud.
Al Nord e lungo il Tirreno centro-Settentrionale, probabili forti precipitazioni.
Nevicate fin verso i 2000 metri lungo i rilievi Alpini, fin verso i 2600 lungo i rilievi dell’Appennino Settentrionale e fin verso i 2800 metri lungo i riilievi dell’Appennino centrale e Meridionale.

Venti di Scirocco perloppiù da moderati a forti su tutti i mari.

Temperature in lieve calo al Nord, in lieve aumento al Sud.

Mercoledi 29 ottobre 2008

Condizioni di maltempo in quasi tutte le regioni.
Piogge e temporali diffusi al Nord e lungo la dorsale Tirrenica, sparse al Sud, su Isole maggiori e lungo la dorsale Adriatica con possibili schiarite, anche ampie al Sud.
Precipitazioni particolarmente intense al Nord, localmente intense anche lungo il Tirreno centrale e Settentrionale.
Pericolo di alluvioni per le regioni più esposte dalle forti precipitazioni!
Limite delle nevicate fin verso i 1800 metri di quota lungo i rilievi Alpini, nevicate fin verso i 2200 metri lungo i rilievi dell’Appennino Settentrionale, fin verso i 2600 metri di quota lungo i rilievi dell’Appennino centrale e Meridionale.

Probabile calo del limite delle nevicate dalla serata lungo i rilievi Alpini centrali e Occidentali, fin verso i 1200 metri di quota.

Venti di Scirocco perloppiù forti su tutti i mari, localmente tempestosi su medio-basso Adriatico e alto Tirreno.

Temperature in lieve calo al Nord, sopratutto dalla serata, in lieve aumento al Sud.

Flavio Scolari

Previsore STAFF meteogelo.com

Eventi estremi

Ottobre 23, 2008 by scolari  
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La stroria della meteorologia in Ticino è strettamente legata alle città di Lugano e Locarno.
Le primi rilevamenti delle temperature risalgono al 1700 dal pastore Zurighese Hans Rudolf Schino e nella prima metà del 1800 le condizioni meteorologiche presenti a mezzogiorno venivano pubblicate per alcuni anni sul foglio ufficiale del cantone Ticino.
A partire dal 1856, il professor Giovanni Cantoni (primo direttore del Liceo) effettuò misurazioni più volte al giorno e nel 1863, su incarico della commissione meteorologica Svizzera, il professor Ferri installò una stazione di rilevamenti presso il liceo cantonale.
Dopo il 1963 vennero installate nuove stazioni, tra le quali quella di Locarno Monti tenuta per ben 55 anni dal professor Giuseppe Mariani, assieme al professor Ferri uno dei promotori nel 1903 della Società ticinese di Scienze naturali.
Nel 1926 il dottor Schmid-Curtius fondò a Orselina (vicino a Locarno Monti) l’osservatorio Bioclimatico e geofisico Ticinese, già proprio per il semplice motivo che all’inizio la ricerca meteorologica era finalizzata a scopi terapeutici dimostrando le qualità del clima Sud Alpino, dei presunti o effettivi benefici del clima insubrico, in particolare per le malattie croniche legate alle vie respiratorie, sono testimoni i numerosi centri di cura e di riabilitazione.
L’osservatorio Bioclimatico fu trasferito nel 1935 a Locarno Monti dopo essere stato approvato dalla Confederazione, diventanto l’osservatorio Ticinese della centrale meteorologica Svizzera.
Con l’instituzione del centro meteorologico, la ricerca assunse fini più fisici e meno Biomedici.
Dopo la seconda guerra mondiale, fu intrapresa una lunga campagna di lotta antigrandine finalizzata alla protezione delle culture di tabacco, che portò a un approfondito studio della fisica delle nubi.
In seguito, le ricerche si concentrarono nella creazione di strumentazione automatica e nell’utilizzo delle nuove tecniche di rilevamento, quali radar e satelliti.
Le ricerche meteorologiche di base furono sempre accompagnate da ricerche finalizzate alle previsioni del tempo e all’analisi climatologia.
L’idea di introdurre un bolletino contribuì assieme alla promozione turistica a diffondere l’immagine del Ticino come una zona perennemente soleggiata avente condizioni ideali a curare ogni malanno.
L’osservatorio infatti deve il propria fondazione anche al fatto che il clima Insubrico che contradistingue anche il Ticino, possiede elementi che altri climi Europei non hanno.
Malgrado ciò anche il nostro cantone ha conosciuto eventi climatici distrittivi, in archivio i due eventi più catastrofici dell’ultimo secolo.

-Terribile inverno del 1951:
È l’oppinione comune che un inverno così lungo e pesante come quello del 1951, in Ticino non ci sia mai stato.
L’inverno inizio il 3 novembre con una leggera nevicata e terminò il 29 aprile portando distruzione in tutto il cantone.
In molte valli la neve raggiunse i 5 metri di altezza mentre nella sola valle di Blenio si registrarono oltre 70 valanghe che causarono danni tremendi lasciando un terribile ricordo agli abitanti come dimostrano le seguenti parole: “… Domani, nelle serate interminabili del lungo inverno montano, nonne e mamme racconteranno alle nuove generazioni i giorni e le notti di strazio vissuti in Campo e Ghirone nel triste inverno del 1951”. (Il flagello bianco nel Ticino di Don Fiorentino Galliciotti).
Ad Airolo nella prima quindicina di febbraio la neve scese in misura sempre più inquietante; in valle Bedretto erano caduti più di quattro metri di neve e la regione era tagliata fuori; l’8 febbraio il borgo di Airolo venne in parte evacuato, perché la minaccia delle valanghe si faceva più grave di ora in ora.
Alle 00.50 del 12 febbraio si abbattè su Airolo la valanga della Vallascia, larga 300 metri.
10 persone trovarono la morte, 18 case, l’asilo e 12 stalle furono distrutte.
Il 14 febbraio venne ordinata l’evacuazione di tutti gli abitanti, che poterono ritornare in paese solo il 2 marzo.
Fabio Fry di Altanca muore in Piora sotto ad un altro lastrone di neve; era salito per liberare la strada dalla neve.

-Recentemente si è celebrato il 30° anniversario di un’altro evento catastrofico, un’evento che dal 1978 è rimasto indelebile nella memoria di tutti coloro che la vissero di prima persona.
Stiamo parlando della terribile alluvione del 07/08 agosto del 1978, quando un’autentico diluvio fece stralipare molti grossi fiumi portando morte e distruzione per il canton Ticino e regioni circostanti del Nord Italia.

Molto cambiò da quel terribile evento, inanzitutti si costuirono le doppie sponde di tutti i grossi corsi fluviali.
Dopo 12 anni di ricerche internazionali sulle particolari condizioni climatiche della regione Alpina, oggi si dispone non solo di molteplici conoscenze scentifiche più accurte, ma strumenti più concreti per la protezione della popolazione e dell’economia del paese.
Sotto la guida di Meteosvizzera scenziati di tutto il mondo hanno messo a punto i risultati delle ricerche tramite una piattaforma Internet.
La stessa combina molteplici modelli previsionali per le precipitazioni e deflussi fluviali rendendole possibili per prevenire eventuali alluvioni.
MeteoSvizzera ha costruito la piattaforma in collaborazione con gruppi di ricerca di provenienza dalla Svizzera, Germania, Austria, Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna, Croazia, Slovenia e Canada, in Svizzera erano impegnati principalmente anche scenziati dell’istituto federale di ricerca WSL, della sezione idrologica dell’UFMA e dell’ETH di Zurigo.
La piattaforma rende possibile per la prima volta la rappresentazione continua della catena Alpina, dalle previsioni del tempo alle previsioni di inondazioni o altri fenomeni estremi fino agli utenti.
Tra questi oltre al servizio di pronto intervento cantonali, gli uffici competenti per gli allarmi.
Oggi l’Hightlight Svizzero è l’abbinamento del nuovo modello previsionale CASO-2 e COSMO-LEPS con i modelli idrologici di deflusso PREVAH del WSL (istituto federale per la foresta, la neve e il paesaggio), dell’ETH di Zurigo e FEWS/HBV dell’UFAM (ufficio federale dell’ambiente).
COSMO-2 è stato sviluppato negli scorsi anni da Meteosvizzera in una collaborazione internazionale ed elabora la previsioni sulla regione Alpina su una griglia di 2,2 km, potendo in tal modo rappresentare le Alpi in maniera più dettagliata con l’influsso delle valli e dei pendii montuosi dul clima locale.
COSMO-LEPS elabora dal canto suo le previsioni probabilistiche che messe in relazione con le previsioni effettive, ne definiscono l’affidabilità della previsione finale stessa.
I modelli idrologici approfittano della previsione migliorata dei modelli COSMO-2 e COSMO-LEPS per le precipitazioni potendo così prevedere i deflussi in maniera più accurata e precisa.
Con il modello FEWS/HBV, l’UFAM mette a disposizione sulla piattaforma regolari previsioni di deflussi per undici bacini imbriferi.
Infine la novità mondiale MAP D-PHASE è l’abbinamento delle cosidette carte di probabilità per le precipitazioni elaborate dai RADAR grazie al modello di deflusso PREVAH.
Queste carte prendono in considerazione l’insicurezza delle misurazioni dei RADAR meteorologici esprimendone così l’affidabilità delle stesse.

Informazioni tratte da: Meteosvizzera

Flavio Scolari

Influenza delle onde di Rossby sul clima

Ottobre 23, 2008 by scolari  
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Le onde di Rossby sono note anche come “onde planetarie” poichè si manifestano su larga scala, influenzado il clima anche di regioni molto distanti dal luogo dell’evento.

Per capire come funzioni partiamo con l’esaminare la direzione dei venti prevalenti che spirano dalle alte latitudini all’equatore. il motivo di una tale suddivisione è inanzitutto data dalla presenza di 3 celle circolatorie poste per entrambi i 2 emisferi. Se la terra non ruotasse su se stessa si ricontrerebbe una risalita meridiana delle correnti che dall’equatore risalirebbero al polo in quota, per poi sprofondare ai poli e ritornare in superficie verso l’equatore. Ma come ben sappiamo la terra ruotando su se stessa produce la cosidetta forza di Coriolin che è massima all’equatore e minima ai poli per il semplice fatto che è proprio l’equatore a girare più velocemente rispetto ai poli praticamente fissi. La forza di coriolin agisce sui venti che si spostano su scala planetaria, che vengono deviati verso destra nel nostro emisfero, verso sinistra nell’emisfero opposto.

Il risultato di tutto ciò alle nostre latitudini sono le cosidette onde planetarie, meglio note come onde di Rossby, il flusso meridiano indotto il primis dalla differenza di energia termica che si crea tra l’equatore e i poli, per ovvi motivi di insolazione, subisce una deviazione Occidentale, mentre il flusso freddo discendente dalle alte latitudini dubisce una deviazione Orientale.
Tra le due grosse masse d’aria scorre in genere lo Jet Stream polare che trasporta il flusso perturbato occidentale e lo Jet Sream subtropicale.
In genere uno spostamento di grandi masse d’aria dai tropici verso le alte latitudini si traduce al suolo come potenti promontori anticiclonici che invadono latitudini normalmente soggette a ciclogenesi, mentre una grossa massa d’aria che dalle alte latitudini si sposta verso le latitudini inferiori, si traduce al suolo come una circolazione depressionaria che si sposta verso latitudini normalmente temperate.
Tali meccanismi sono fondamentali a livello climatico poichè producono grossi scambi termici tra le alte e le basse latitudini, se così non fosse i poli tenderebbero a divenire sempre più freddi, mentre i tropici sempre più caldi.
Esiste comunque un’altro genere di onda planetaria, detta onde di Bjerknes, meglio note come onde corte.
Sovrapposti ai meandri planetari del vento, esistono altre ondulazioni, leggermente più piccole, che prendono il nome di onde sinottiche. Di queste ondulazioni minori ce ne sono mediamente da sei a otto in un emisfero ed esse nascono e si sviluppano a seguito di piccole inomogeneità nella temperatura e pressione atmosferica sulle onde planetarie maggiori. Le ondulazioni sinottiche rientrano nella classe delle onde lunghe e, alcune volte, vengono anche chiamate onde di Rossby.
In genere nel nostro emisfero si presentano molto più stabili per la maggior alternanza tra oceani e continenti al suolo, il che produce contrasti termici considerevoli tra le due tipologie di aree prese qui in questione.
I motivi per cui il vortice polare dell’emisfero nord risulta più disturbato, sono dovuti alle caratteristiche topografiche su grande scala (le montagne rocciose e il complesso dell’ Himalaya) e ai contrasti terra-oceanici, fattori che generano le onde planetari.

Effetti sull’Ozonosfera delle onde planetarie:
Le onde di Rossby sono significative dell’aumento della BDC* e, come spiegato prima, causano un vortice polare più debole e quindi di temperature polari più calde.
Le onde planetarie stazionarie quando si propagano verticalmente fino a rompersi nella stratosfera polare, causano improvvisi riscaldamento (warming).

Nella figura qui sopra si può notare come l’onda planetaria si propaghi dalla troposfera (linea bianca sottile sotto i 16km) fino alla stratosfera.
La risalita avviene dal basso verso l’alto, in presenza di una densità dell’aria sempre inferiore con l’aumento dell’altezza si espande.
Questo spiega come mai un’onda relativamente piccola assume dimensioni riguardevoli aumentando con la quota.
L’onda è illustrata dalla freccia nera lungo l’asse del nucleo del VP, poi si piega verso i tropici.
La linea bianca rappresenta la BDC*, ossia quella che definisce l’intensità della circolazione dell’ozono stratosferico corrispondente grosso modo all’intensità dei venti all’interno della stratosfera.

Il riscaldamento è la conseguenza del forcing troposferico: l’onda rallenta il VPS (nella regione circondata dalla linea blu) “depositando” una circolazione orientale (moto easterly) nel VPS che logicamente possiede correnti zonali (westerly).
La dispersione dell’onda avviene con un processo che ricorda l’infrangersi delle onde del mare.
In modo analogo, infatti, le onde atmosferiche assumono grandi dimensioni e la conseguente rottura è frutto della miscelazione della corrente proveniente dalla zona equatoriale (line rossa).
Questo scambio provoca la rottura dell’onda, apportando cambiamenti notevoli alla concentrazione dell’ozono.
E’ corretto affermare quindi che riscaldamenti stratosferici sono causati dallo spostamento di grosse masse d’aria all’interno della troposera.
Questi warming sono il risultato dello spostamento del vortice polare da una circolazione approssimativamente simmetrica al polo, ad una circolazione che è asimmetrica ad esso.

*BDC= circolazione dell’ozono.
L’ozono infatti essendo una gas, è soggetto alla dinamica dei venti zonalei stratosferici, questo produce dunque anche una circolazione generale dell’ozonosfera che può subire variazioni d’intensità indotte dall’attività solare in corrispondenza allo stato dell’indice QBO.
Variazioni di questo genere vengono in genere misurate con l’indice BDC.

Flavio Scolari

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