Il clima medioevale

Marzo 7, 2010 by quebec  
Filed under Modelli, Storia e Climatologia

Il Clima Medievale e l’IPCC
 

Sullo studio del clima medievale l’Ipcc ha basato tutta la teoria, secondo la quale il riscaldamento globale in atto, ha raggiunto valori mai riscontrati dalla fine dell’ultima Era Glaciale.
Tutti gli studi di questo importante organo intergovernativo, sono basati sulle ricostruzioni climatiche del Professor Mann.
Egli utilizzando soprattutto dati dendroclimatologici , ricavati dallo studio degli anelli di accrescimento delle piante, ha ricostruito una curva delle variazione di temperature dell’ultimo millennio.
Il risultato del suo lavoro è stato quel grafico passato alla storia come Hockey Stick (bastone da hockey):

hockey stick

Esso mostra in maniera inequivocabile che le temperature non sono state mai così alte come negli ultimi anni.
C’è stata una variazione tra il medioevo e la Peg ma i valori degli anni 90 sono i più alti degli ultimi mille anni.
Questo grafico è stata la “bibbia” dell’Ipcc, su di esso sono state fatte tutte le previsioni, ovviamente catastrofiche, sul prossimo futuro.
I risultati di Mann destarono subito più di un dubbio negli addetti ai lavori, ma le loro voci non riscossero le dovute attenzioni.
Parve troppo piccolo il divario tra il periodo caldo medioevale e la Peg, le notizie storiche riguardo la coltivazione della vite in Inghilterra, la colonizzazione della Groenlandia ma anche molti altri dati storico –biologici( per esempio la foresta fossile di Grindelwald) cozzavano con la ricostruzione di Mann. Durante il medioevo e specie nel periodo che va dal 1000 al 1150, fece molto caldo, spesso anche più di adesso.
I Vichinghi fondarono nella Groenlandia una loro colonia, essa prosperò fino agli inizi del 1200, poi con il lento modificarsi delle condizioni climatiche, essa regresse fino a sparire del tutto  intorno al 1400. Il Papa stesso incaricò il Vescovo Islandese di scoprire cosa fosse successo ai fedeli groenlandesi. L’indagine portò alla scoperta che la colonia norvegese era sparita del tutto causa le ormai proibitive condizioni climatiche. Successivi scavi archeologici hanno portato alla luce le tombe degli antichi vichinghi groenlandesi, alcune delle loro sepolture presentano al suo interno delle radici a testimonianza di una flora mai più vista da allora.
La produzione di vino inglese è un’altra cosa che la ricostruzione di Mann non giustifica.
Nel periodo medievale la vite era coltivata nella parte centrale dell’Inghilterra e nella East Anglia fino a circa il 53° parallelo, tradotto in cifre si tratta di uno spostamento di più di 500Km verso nord del limite attuale, che passa lungo la linea Parigi-Nantes.
Per consentire questo tipo di coltivazione il clima inglese doveva garantire: assenza di gelate primaverili, una buona dose di calore e scarsa piovosità durante la stagione estiva, giornate tiepide in autunno e gelate invernali non eccezionali. Nulla di ciò si realizza oggi, tant’è che la vite non viene coltivata in nessuna parte dell’arcipelago britannico. Il climatologo inglese H. Lamb fece notare che il limite settentrionale della coltivazione della vite, corrisponde ad una temperature media estiva di circa 18.5 C, oggi la temperature media estiva di Londra è di 17C° circa, ciò sta a significare che le estati medievali fossero di 1.5C° più calde di ora.  C’è un’altra prova evidente del riscaldamento medievale, la diffusione della malaria. Questa malattia è endemica delle zone tropicali dove la temperatura media non scende mai sotto i 18C° ma può diffondersi anche in quei paesi dove sia hanno almeno due mesi con temperatura media di 18C°, e l’Italia è una di questi. Bisogna fare una premessa, oggi tale epidemia è scomparsa dalla nostra penisola  a causa delle bonifiche effettuate nel secolo scorso che hanno eliminato l’habitat naturale della zanzara portatrice. Non si hanno notizie della malaria prima del X secolo quando essa inizia a diffondersi non solo in Italia ma anche nella zona centro-occidentale europea. In Inghilterra è nota come marsh fever e in germania come wechselfieber, essa raggiunge il massimo picco tra il 1100 e il 1150 quando giunge perfino in Norvegia. Scomparirà definitivamente dall’europa centrale a partire dal 1300, in quella meridionale, Italia compresa, rimarrà fino al completamento delle opere di bonifica sopracitate. Due parole anche sulla foresta fossile di Grindelwald: lungo la morena dell’omonimo ghiacciaio si trovano spesso tronchi di pino cembro scortecciati e levigati dal ghiaccio. Essi sono stati datati con il radiocarbonio ed è stato scoperto che la loro morte risale al 1250 più o meno 150anni. Da notare che nella zona non vi è tuttora nessuna traccia di vegetazione ma solo pietrisco morenico, se ne deduce che allora, al contrario di oggi, c’era una foresta rigogliosa distrutta dalla successiva espansione glaciale.

Ma come mai la ricostruzione di Mann, tenuta in così tanto conto dall’IPCC, mostra cose totalmente diverse? Come già detto essa si avvale maggiormente di dati ricavati dagli anelli di accrescimento degli alberi, posto ad esempio due delle numerose serie utilizzate da Mann

 mann

La prima è ricavata dagli alberi delle Sheep Mountain in California, la seconda da quelli di Mayberry Slough in Arizona. Entrambe le serie hanno la stessa lunghezza ma gli algorittimi utilizzati da Mann danno alla prima un “peso” 390 volte maggiore della seconda. ( McIntyre ) E’ ovvio che con questo sistema di manipolazione dei dati, si possono ottenere i risultati che più ci aggradano ma ciò, ovviamente vanifica qualsiasi tentativo di spiegazione seria sul riscalddamento in atto.

Posso citare tanti altri dati che sbugiardano le ricostruzioni del professore, questo sotto è uno studio fatto sul rapporto O18/O16 nei sedimenti del lago di Neuchatel nella Svizzera occidentale. Esso mostra chiaramente come la temperatura durante il medioevo (MWP) sia stata di 2.5C° più alta del minimo raggiunto nella PEG (LIA) e di 1,2C° rispetto ai nostri giorni.

Variazione temperatura lago svizzero 

Probabilmente la ricostruzione del clima dell’ultimo millennio è simile alla seguente:

 medieval warm period

Nonostante quanto detto sia stato denunciato da più di uno scienziato, l’IPCC non ha ancora abbandonato del tutto i dati di Mann.

La strada da percorrere per capire veramente il funzionamento della macchina clima è ancora lunga, quindi tutte le spiegazioni sul riscaldamento globale in atto sono ben lontane da essere definitive. Questo deve indurci ad aumentare le risorse e gli sforzi finalizzati a comprendere a fondo tutti i complessi meccanismi che regolano il clima del nostro bellissimo pianeta.

E’ ancora più ovvio che l’incertezza sulle cause non deve indurci a ridurre, o peggio abbandonare, la lotta all’inquinamento, poichè se vi sono dubbi sulla sua nocività climatica, non ve ne è alcuno sui danni che esso provoca alla nostra salute e sinceramente, come più volte da me affermato, mi sembra un motivo più che valido per rivedere il nostro scellerato modo di vivere.

 

                                           Pasquale Contento

Inverno 2008/09, inverno old style?

Marzo 31, 2009 by quebec  
Filed under Clima

Spesso durante l’ormai trascorso inverno abbiamo sentito parlare di inverno old style, con atlantico da vecchi tempi. Io non sono molto d’accordo con questa definizione. L’atlantico è stato il dominatore degli inverni anni 70, tutti molto nevosi per il nord e le alpi, come del resto lo è stato quest’anno, ma a mio parere le somiglianze terminano qui.

Quando si parla di atlantico si intende il famoso treno di perturbazioni in movimento da ovest verso est, il grande Bernacca le numerava una ad una.

Questo tipo di tempo è caratterizzato da continue precipitazioni, non sempre eccessivamente abbondanti, ma tali da garantire numerose e costanti nevicate sulle zone alpine e talora le temperature lo permettano anche sulla pianura padana, specie quella del NW, soprattutto se le correnti spirano da SW o SE.

Spesso però questo tipo di tempo veniva interrotto da ondate da NE tali da beneficiare di precipitazioni nevose anche il resto della penisola, altrimenti escluso causa la mitezza delle correnti atlantiche.

A riprova di quanto detto ecco le carte delle anomalie bariche a 500hpa e di temperatura a 850hpa degli inverni anni 70.

Si vede chiaramente come il flusso sia stato tendenzialmente est-ovest ma comunque sia entrata aria fredda, altrimenti le anomalie termiche a 850hpa non avrebbero altra spiegazione.

Analizzando il periodo dicembre-gennaio di quest anno ci accorgiamo invece delle differenze:

 

 

 

 

Il flusso non è più ovest-est ma nord-sud in direzione della penisola iberica.

Come si può facilmente vedere dalla cartina sovrastante. Ciò ha favorito intense precipitazioni su tutta la penisola, temperature sopra la norma al centro-sud, in effetti non c’è molta corrispondenza tra l’intensità dei venti meridionali e le temperature a 850hpa che a mio avviso dovrebbero essere più alte di quelle riportate, e molta neve al nord, Nw in primis.

In base a ciò credo che ci siano sostanziali differenze tra gli inverni cosiddetti old style e quello attuale, soprattutto da un punto di vista “ atlantico”, di perturbazioni tra dicembre e i primi di gennaio  se ne sono viste poche, tutta l’enorme mole di precipitazioni è stata dovuta alle miti ed umide correnti richiamate da gli affondi artici sulla Spagna.

In conclusione diamo anche uno sguardo agli ultimi 20 giorni dell’inverno meteorologico 2008/09.

 

 

 

Ovviamente l’aspetto è stato completamente diverso da quello che lo ha preceduto, con intensa attività da delle correnti da nord è blocco posizionato più ad est del precedente.

A mio avviso questa invertenza di rotta è dovuta essenzialmente allo straordinario warming avvenuto in stratosfera a fine gennaio. Senza di esso questo inverno si sarebbe concluso con un nulla di fatto per tutto il centro-sud.

 

                                                              Pasquale Contento

 

INVERNO PRECOCE INVERNO FEROCE

Novembre 26, 2008 by quebec  
Filed under Modelli

Ho voluto fare una piccola ricerca nell’archivio NOAA, per trovare in quali anni si sono avuti mesi di novembre sottomedia termica.

Nella ricerca effettuata a partire dal 1948 fino al 2007, sono emersi 14 anni aventi mesi di novembre più freddi della norma. Successivamente sono andato a vedere il comportamento termico dei mesi invernali seguenti.

Quanto è emerso è riportato nella sottostante tabella.

 

NOVEMBRE

DICEMBRE

GENNAIO

FEBBRAIO

1952

FREDDO AL N

FREDDO

FREDDO

1955

LEGG. CALDO

NORMALE

FREDDO

1971

CALDO

NORMALE

CALDO

1974

NORMALE

CALDO

FRESCO AL C/S

1975

LEGG. CALDO

NORMALE

NORMALE

1976

FREDDO

LEGG. CALDO C/S

CALDO

1978 SOLO AL SUD

LEGG. CALDO AL S

FREDDO

LEGG CALDO C/S

1981

FREDDO AL C/N

CALDO

FRESCO

1985 SOLO C/N

CALDO

FREDDO

FREDDO

1989

CALDO

CALDO AL C/N

CALDO

1993

LEGG. CALDO

CALDO

NORMALE

1995

NORMALE

CALDO

FREDDO

1998

FREDDO

CALDO

FREDDO

1999

FRESCO

FRESCO

CALDO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il risultato della tabella si presta ad un’analisi su più livelli.

Prendendo in esame il successivo mese di dicembre, si nota che solo 5 volte su 14 il mese ha seguito il freddo andamento novembrino, mentre il 50% delle volte ( 7 su 14) è stato più caldo della norma.

Se ci soffermiamo su gennaio le cose peggiorano ulteriormente, poiché solo 4 volte su 14 esso si è presentato freddo mentre per ben 7 volte è stato caldo.

Febbraio è il mese migliore, infatti per il 50% è stato freddo mentre “solo” il 35% delle volte è stato più caldo.

A questo punto è lampante che statisticamente, per quanto 60 anni possano essere ritenuti statisticamente sufficienti, un inverno precoce non è buon segno da un punto di vista termico, per l’intera stagione invernale.

Si può ipotizzare che dopo lo sbilanciamento novembrino, il Vortice Polare tenda a ricompattarsi fin da dicembre e in  special modo in gennaio.

In effetti se andiamo a verificare l’andamento della pressione a 500hpa di alcuni degli anni presi in esame ci accorgiamo come essi siano stati dominati dagli anticicloni subtropicali. Stante così le cose non è auspicabile, almeno da un punto di vista meramente statistico, avere freddi precoci in novembre

   

 

 

                       Pasquale Contento

 

 

 

 

 

Pagina successiva »