Queste evoluzioni, le rivedremo tra molto tempo

Gennaio 24, 2012 by scolari  
Filed under Clima, Il Blog di Flavio Scolari

Queste evoluzioni, le rivedremo tra molto tempo e intanto piovono record di caldo per il 2011!
Freddo o gelo tra fine gennaio e inizio gennaio, attualmente non si esclude l’evento più significativo degli ultimi 30 anni!

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Gli effetti dello stratwarming che si è manifestato nei giorni scorsi all’interno della stratosfera polare, dovrebbero riuscire a propagarsi almeno in parte all’interno della troposfera coinvolgendo stavolta più direttamente anche l’area Europea, infatti ancora attualmente i modelli continuano a “sfornare” emissioni da sogno per chiunque attende l’inverno in tutto il proprio fascino. Se si verificasse l’evoluzione proposta da diversi giorni dai vari modelli, si rischierebbe di avere una situazione di blocco (pressorico e circolatorio) tra le più significative degli ultimi 30 anni con conseguente “massiccio” afflusso di aria fredda di estrazione continentale, dal punto di vista delle precipitazioni l’evoluzione risulta essere attualmente incerta, precipitazioni nevose più significative sulle nostre regioni ora le si avrebbero in base all’evoluzione prevista da reading, mentre secondo il modello Americano (GFS) qualche precipitazione con neve fino a basse quote le si avrebbero più probabilmente per la giornata di sabato, poi piuttosto freddo, spesso nuvoloso ma senza precipitazioni di rilievo. Attendibilità: media nei prossimi giorni, bassa per l’inizio del mese di febbraio.
Situazione attuale nelle Alpi e in Europa:
A Nord delle Alpi invece sta vivedo una buona stagione sopratutto per quanto riguarda le abbondanti precipitazioni, nelle Alpi centrali (regione del S.Gottardo e Alpi del canton Uri) si sfiorano i 4 metri di neve, mentre nelle Alpi Vallesane, si sono raggiunti i 4 metri e 13 cm, le temperature per contro, dicembre è stato più caldo di circa 3°C a Nord delle Alpi, di 1-2°C a Sud delle Alpi, annualmente il 2011 in Svizzera, in Francia e in Gran Bretagna è stato un anno da primato per quanto riguarda le temperature annue più calde della media, è stato anche un anno molto secco sopratutto al Sud delle Alpi, il 2012 è iniziato molto caldo in Spagna, Sud della Francia e sul Nord Italia, piovosissimo a Nord delle Alpi con precipitazioni portate da Nord che a tratti non hanno risparmiato il versante Sud Alpino con ben 2 eventi di “sfondamento” delle precipitazioni che da Nord riuscivano a valicare le Alpi come se queste non vi fossero, evento piuttosto raro ma che in questo gennaio si è manifestato con frequenza portando addirittura in 2 occasioni anche precipitazioni significative sul versante sottovento, ossia al Sud delle Alpi.

Il caldo 2011 in Svizzera e sulla vicina Italia del Nord:

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Gennaio leggermente fresco con un deficit di -0,5°C, precipitazioni scarse. Febbraio più caldo della media con +2°C. La primavera è risultata essere caldissima con marzo, maggio più caldi di circa +3°C rispetto alla media, mentre aprile è stato un mese da caldo record con +4,8°C superiori alla media, piovosità scarsissima con la siccità più significativa degli ultimi secoli su tutto il terrorio.Giugno leggermente più caldo della media di +0,5°C, piuttosto nuvoloso e instabilà atmosferica frequente, ma piovosità più rilevante nella seconda parte del mese con i primi violenti temporali, luglio invece è stato un mese piovoso e più fresco della media di circa -0,5°C con punte di -1,5°C a Nord delle Alpi, a Sud delle Alpi ha piovuto il triplo di quello che normalmente piove nel periodo con temporali violenti frequenti sia a Nord che a Sud delle Alpi. Agosto caldo con temperature mensili superiori alla media di +3°C, ultimi temporali a inizio mese poi piuttosto secco.

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Complessivamente l’estate 2011 è stata più calda della media in Svizzera di circa +1°C.

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Autunno anche molto caldo ma non da record con temperature superiori alla media di +1,5°C/+2°C superiore alla media, piovosità ridotta, sopratutto a Sud delle Alpi, salvo l’evento contraddistinto da intense precipitazioni per inizio novembre, che tra l’altro ha provocato un evento alluvionale significativo sulla Liguria. L’inverno lo stiamo vivendo attualmente. La stessa evoluzione del 2011 è toccata a molte altre regioni dell’Europa Nord Occidentale come in Francia e in Gran Bretagna per un’area di alta pressione piuttosto invadente sul continente, mentre l’inverno è cominciato in presenza di un VP particolarmente freddo e compatto e dunque una circolazione zonale molto intensa e persisistente alle medie-alte latitudini che tra l’altro ha favorito un inconsueto flusso di violente tempeste extratropicali sul Nord Europa, che hanno anche lambito la Svizzera, come la violenta tempesta Andrea responsabile di numerosi disagi nel periodo dell’epifania, anche il Sud ha visto molte precipitazioni portate dai violenti venti Nord Occidentali in quota associate alla tempesta, per contro la persistenza dell’area di alta pressione dinamica delle Azzorre spesso disposta lungo i paralleli sull’area del Mediterraneo, coinvolgendo più direttamente la porzione centrale e Occidentale dell’area Mediterranea. Gli effetti dello stratwarming che si è manifestato nei giorni scorsi all’interno della stratosfera polare, dovrebbero riuscire a propagarsi all’interno della troposfera coinvolgendo stavolta più direttamente anche l’area Europea, percontro la NINA sta toccando valori Strong, nel corso dell’inverno l’anomalia negativa dovrebbe diminuire ma secondo le proiezioni, anche il 2012 sarà tutto all’insegna della NINA, il che favorisce un attenuazione del GW (oscillazione climatica)!

Cartine climatiche inerenti al 2011 tratte da: Meteosvizzera.ch

Flavio Scolari

Una possibile combinazione di indici a definire la sorti degli inverni Europei

Dicembre 30, 2011 by scolari  
Filed under Clima, Il Blog di Flavio Scolari

La variazione della direzione dei venti stratosferici sopra l’equatore, relegati all’indice QBO, si propaga dall’alto verso il basso, ossia la direzione dei venti e dunque l’indice stesso inverte il proprio valore a cominciare dai 10 hPa circa. Recenti studi cercano di evidenziare l’effetto dall’attività solare combinata con lo stato dell’indice QBO sul VP statosferico, la fase negativa dell’indice QBO ossia la circolazione esterly che presenta un’inclinazione ascendente che riguarda la medio-bassa stratosfera equatoriale, crea un sollevamento ed un raffreddamento della sottostante tropopausa sempre sulle latitudini equatoriali che risulta essere molto più evidente in presenza di una scarsa attività solare, viceversa avviene in presenza dell’indice QBO positivo, dove la circolazione westerly presenta un’inclinazione discendente favorendo un abbassamento e un riscaldamento della tropopausa equatoriale, più evidente in presenza di un’elevata attività solare. Ora volevo evidenziare che l’ascendenza del moto che riguarda le latitudini equatoriali, crea un raffreddamento adiabatico dell’aria (indotto dall’espansione della massa d’aria) all’interno della tropopausa, mentre viceversa la discendenza del moto che si ha tra le medie latitudini e il polo, crea un riscaldamento adiabatico (indotto dalla compressione della massa d’aria) tra la bassa stratosfera e la tropopausa, di fatto questo porta ad avere temperature più elevate di alcune decine di gradi all’interno della tropopausa e della bassa stratosfera delle medie-alte latitudini, rispetto alla tropopausa e alla bassa stratosfera equatoriale, la differenza di temperatura tra le basse e le alte latitudini influisce sulla circolazione BDC che oltre a contradistinguere lo scambio Meridiano e i moti convettivi sull’equatore e ai poli all’interno della stratosfera, trasporta ozono dalle basse latitudini ai poli, come dicevo recenti studi hanno evidenziato che la fase negativa dell’indice QBO crea un’ inalzamento e raffreddamento della tropopausa equatoriale che risulta essere molto più evidente se combinata con una scarsa attività solare, questo comporta ad un rafforzamento della circolazione Meridiana BDC con il conseguente rafforzamento dei moti convettivi al polo e all’equatore, il rafforzamento del moto discendente tra le medie latitudini e il poli, porta ad avere un maggior riscaldamento adiabatico (indotto dalla compressione della massa d’aria) che puòportare le temperature nella stratosfera polare oltre il valore di equilibrio indebolendo di conseguenza di VP, inoltre un rafforzamento della circolazione BDC aumentando gli scambi meridiani, comporta ad un maggior afflusso di ozono dalle basse latitudini al polo, di conseguenza i primi raggi del sole verso fine stagione, favoriscono un ulteriore maggior riscaldamento dell’aria all’interno della stratosfera polare poichè l’ozono si profuce attraverso la fotolisi dell’ossigeno grazie all’assorbimento della radiazione UV. Un VP più debole, è di conseguenza più soggetto all’ondulazione indotto delle onde stazionarie (che ovviamente si propagano oltre per estensione, anche per altezza) e ad episodi di stratwarming, viceversa in presenza di un VP più compatto, non si creano onde planetarie tali da poter creare importanti ondulazioni del VP poichè l’intensitâ delle westerly sopra le medie latitudini è tale da inibire la propagazione vericale della onde troposferiche, la tropopausa in tal senso si comporta come una sorta di coperchio, se il flusso zonale è molto forte tale coperchio risulterà più saldo e la propagazione verticale delle onde planetarie sarà pressochè impossibile, viceversa un VP meno compatto qui è associato un flusso zonale meno intenso, consentirà la propagazione verticale delle onde planetarie con la conseguente formazione di onde cosidette lunghe. L’effetto indotto dalla conbinazione dell’indice QBO e l’attività solare, spiega come mai durante la PEG si avevano inverni molto piû freddi rispetto agli ultimi decenni, qui si presentano mediamente ben altri tipi di configurazioni bariche, il fatto che durante la PEG l’attività solare era scarsa, la combinazione QBO negativa e bassa attività solare era molto più frequente, rispetto agli ultimi decenni contraddistinti da un’attività solare mediamente molto più elevata, in tal senso le combinazioni QBO negativa con bassa attività solare sopratutto negli ultimi decenni sono molto più rare, viceversa sono molto più frequenti le combinazioni QBO positivo combinata con un’elevata attività solare. Ovviamente quella descritta da me è solo una situazione media. Non dobbiamo tuttavia sottovalutare il fatto che in presenza di un cambiamento climatico, variano alcuni aspetti climatici fondamentali. In sostanza in presenza di un cambiamento climatico come quello attuale, cambiano la frequenza e l’intensità qui si verificano certi eventi poichè cambiano le energie in gioco, questo indipendentemente se il ricaldamento climatico sia prevalentemente antropico o naturale, ad ogni variazione climatica mediamente ne risente la posizione latitudinale delle fasce climatiche, la temperatura degli oceani, le differenze di temperatura tra le diverse latitudini poichè la variazione di temperatura è più accentuata alle alte latitudini, praticamente ne risente tutto il sistema, il comportamento degli indici e della circolazione atmosferica alle nostre latitudini, anche la variazione delle concentrazioni dell’ozono stratosferico mediamente sono diminuite favorendo alle alte latitudini un raffreddamento nello strato sovrastante la troposfera (stratosfera), questo in inverno influenza fortemente l’intensità del VP e dunque sulla circolazione sottostante.
Inoltre sopratutto durante la PEG molti inverni gelidi, seguirono anche grosse eruzioni vulcaniche, tra l’altro indice QBO influisce anche sulle polveri emesse dai vulcani all’interno della stratosfera, la fase positiva favorisce una maggior sospensione delle polveri all’interno della stratosfera equatoriale dovuto all’inclinazione ascendente della circolazione esterly, mentre la circolazione westerly relegata alla fase positiva dell’indice QBO favorisce un maggior decadimento delle particelle dovuta all’inclinazione discendente, ma questo è un altro discorso, ad ogni modo dopo la PEG vi furono cicli solari anche piuttosto intensi, poi seguì il minimo di Dalton qui sono relegati cicli più deboli, mediamente anche durante la PEG i cicli solari furono meno intensi rispetto a quelli degli ultimi decenni e questo potrebbe spiegare come mai durante la PEG la combinazione tra QBO negativa e bassa attività solare mediamente fù molto più frequente rispetto agli ultimi decenni, inoltre a influenzare l’andamento climatico in Europa vi è ad esempio anche l’indice ENSO che durante le fasi NINA e NINO strong ha una certa influenza anche per le nostre latitudini.
Inoltre anche la MJO e l’indice ENSO stesso (con episodi di NINO e NINA) possono comportare alla variazione dell’altezza della tropopausa alle latitudini equatoriali influenzando di conseguenza la circolazione BDC con lo stesso processo sopra descritto!
L’Europa risente anche l’effetto di altri indici quali ENSO, PDO ed AMO, ma quali sono gli indici oceanici più incisivi?
L’indice AMO ha un influenza marginale della disposizione dell’anticiclone delle Azzorre favorendone od ostacolandone la propensione ad elevazioni lungo i meridiani con conseguenze influenza sul clima in Europa e sul Nord America, le peggiori siccità sul Nord America sono generalmente associabili ad eventi di AMO positivo che favorisce un aticiclone sub tropicale più invadente, l’indice PDO che tuttavia risente almeno in parte gli effetti dall’indice ENSO invece ha un influenza piuttosto marginale sul clima delle coste Occidentali del Nord America. Tutto questo sopratutto in assenza di altri fenomeni prevalenti, come ad esempio una NINA o NINO moderata/forte, l’indice ENSO proprio per la propria posizione latitudinale in presenza di anomalie marcate può avere effetti più rilevanti dell’indice AMO in Europa, l’indice AMO risente meno dello stato dell’indice ENSO rispetto all’indice PDO, qui lo stato sembra essere in buona parte relegabile ad episodi di NINA o NINO. L’indice AMO sembra presentare una propria ciclicità più indipendente, tuttavia si riscontrano alcune interazioni in presenza di rilevanti episodi di NINA, Infatti in presenza di forti anomalie dell’indice ENSO, anche l’indice AMO sembra risentire di alcune interazioni con lo stato degli indici ENSO e PDO, in questi tempi l’indice AMO si trova in fase positiva nel proprio ciclo multidecennale e si calcola che lo resterà ancora per una quindicina di anni. L’indice AMO in tal senso sembra risentire dell’indice ENSO attraverso l’influenza che quest’ultimo durante le fasi di NINA moderata/forte ha per lungo termine sulla disposizione delle figure bariche e delle precipitazioni anche alle medie latitudini, spesso infatti si associano le disposizioni delle figure bariche alla disposizione delle anomalie oceaniche in sede Atlantica, senza considerare che allo stesso tempo sono le anomalie oceaniche a risentire degli effetti delle disposizioni bariche, in questo senso è lecito domandarsi: “È nato prima l’uovo o la gallina?”

Effetti del NINO

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Gennaio/Febbraio

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Luglio/Agosto

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Effetti della NINA

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Gennaio/Febbraio

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Luglio/Agosto

Nina_summer_jet_stream

Osservando l’andamento stegionale sia in inverno che in estate, si riscontrano maggiori correlazioni con quello che è lo stato dell’indice ENSO piuttosto che con lo stato dell’indice AMO anche in sede Europea, in genere in Europa gli estremi dell’indice ENSO non portano mai risultati favorevoli sopratutto dal punto di vista precipitativo, episodi di NINO stong favoriscono inverni piuttosto miti, ma sopratutto estati tendenzialmente più calde, grazie ad una maggiori invadenza dell’alta pressione (Nord Africana) sull’area del mediterraneo, mentre episodi di NINA strong sopratutto in inverno favoriscono periodi di siccità sull’area del Mediterraneo centro-Occidentale anche in questo caso dovuti ad una maggior ingerenza anticiclonica sull’Europa centro-Occidentale, in ogni caso proprio per la propria posizione latitudinare, l’indice ENSO ha effetti che non si limitano certamente all’area del Pacifico, ma che si estendono su scala globale e anche in Europa qualora presenti valori accentuati delle anomalie termiche, ossia durante episodi di NINO e NINA moderati o forti, i propri effetti possono certamente superare quelli indotti dall’indice AMO.
La MJO (Madden Julian Oscillation) è un’altro importante indice climatico che ha un’influenza sul clima globale, di conseguenza anche il clima alle nostre latitudini in quanto influenza la posizione latitudinare della cella di Handley, di conseguenza la modulazione delle onde di Rossby alle medie latitudini, la MJO influenza anche sull’altezza della tropopausa equatoriale interagendo in questo modo anche sulla circolazione BDC stretosferica. Questo indice compie un ciclo completo mediamente in circa 40-50 giorni, si tratta di una sorta di onde temporalesche che percorrono il globo da Ovest verso Est, risulta essere particolarmente attiva tra l’oceano Indiano e l’oceano Pacifico e poco attiva sul settore Atlantico, tale indice è strettamente legato ad altri indici, come all’indice QBO e sopratutto all’indice ENSO, sia per la propria intensità, sia per la propria durata, di conseguenza la combinazione di questi importanti indici non sempre da gli stessi identici effetti alle nostre latitudini. Fino al 1971 si credeva che le dinamiche meteorologiche alle latitudini equatoriali fosse casuali, nel 1971 Roland Madden e Paul Julian notarono un oscillazione periodica di 40-50 giorni misurando le anomalie dei venti zonali sul Pacifico equatoriale, oggi il ciclo viene suddiviso in 8 fasi e forniscono informazioni sulla direzione dei venti, sulle precipitazioni, sulle temperature superficiali del mare e sull’evaporazione. Le otto fasi in qui si declina rappresentano una specifica localizzazione della convenzione tropicale.

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Queste animazioni rendono bene l’idea del processo della MJO, di come la propria influenza non sia limitata alle regioni tropicali ma bensì si estenda a livello globale, nella seconda immagine la linea continua rappresenta una diminuzione delle precipitazioni mentre la linea tratteggiata determina un aumento, inoltre rappresenta il settore dei venti e la funzione di corrente (stream function) nell’alta troposfera mentre in questa prima immagine il blu rappresenta l’area di convenzione a causa di un inversione degli Alissei, venti Occidentali in contrasto con gli Alissei, più intensi (area rossa).

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Flavio Scolari

Tempo da “Orso Russo-Siberiano”

Novembre 18, 2011 by scolari  
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Quando l’orso era di casa.

Inanzitutto l’alta pressione Russo-Siberiana è una figura barica semi-permanente, non di origine dinamica, ossia non relegato direttamente ai movimenti della circolazione atmosferica su vasta scala come il noto anticiclone delle Azzorre, ma bensì di origine termica.
Contrariamente agli anticicloni dinamici, qui si ha generalmente un’elevato geopotenziale in quota, un anticiclone termico in genere riguarda esclusivamente il suolo, mentre in quota si hanno geopotenziali bassi, con valori termici che possono anche scendere fino a -40°C in Siberia e nella Russia Europea durante l’inverno, mentre al suolo i valori pressorici possono raggiungere i 1050 hPa, con valori record anche di 1080 hPa.
Inizialmente l’anticiclone termico si sviluppa in ottobre-novembre in presenza di un’anticiclone dinamico, per forte dispersione termica del suolo si creano inversioni termiche e questo favorisce l’isolamento al suolo della massa d’aria gelida appunto nel bassi strati della troposfera, alle quote superiori le incursioni di aria fredda dall’artico favoriscono l’abbassamento del geopotenziale, dove tuttavia non si registrano precipitazioni date anche le bassissime temperature che generalmente riguardano in inverno le pianure Siberiane.
La dissoluzione dell’anticiclone termico si manifesta in marzo-aprile con il progressivo allungamento delle ore di sole anche alle alte latitudini e di conseguenza il maggior riscaldamento diurno.
Un’altro classico esempio di anticiclone termico è l’anticiclone Groenlandese.
A favorire lo sviluppo di anticicloni termici è anche l’innevamento che si comporta come una sorta di feedback che aumenta l’effetto albedo e aumenta la dispersione termica durante le ore notturne.
Le ondate di freddo più intense anche in passato in Europa furono da relegare all’anticiclone termico che durante la PEG si espandeva dopo la metà di dicembre ed entro la metà di febbraio anche sul continente Europeo con conseguente maggior influenza continentale del clima, dopo gli anni ‘50 le ondate di freddo in Europa e in Italia, anche le più significative, furono da relegare sempre ad anticicloni dinamici che nulla hanno a che vedere con gli anticicloni termici, qui un esempio di alcune configurazioni bariche tipicamente responsabili di intense ondate di freddo in Europa o sulla penisola Italiana dopo gli anni ‘50.

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La maggior influenza continentale dei gelidi inverni Europei che si presentarono con maggior frequenza durante la PEG, fu indotta dalle numerose e importanti eruzioni vulcaniche che si verificarono con una certa regolarità in quel periodo, ad aver contribuito alla piccola era glaciale fu anche la bassa attività solare, i periodi di bassa attivitâ magnetica solare sono noti come minimo di Maunder e minimo di Dalton.

Sunspot_Numbers

Durante la PEG in presenza di condizioni climatiche mediamente più fredde e forse anche grazie al maggior innevamento sul continente, la maggior espansione dell’anticiclone termico Russo-Siberiano che spesso arrivava anche ad interessare la penisola Italiana e l’Europa in generale, favoriva inverni veramente rigidi con temperature che potevano anche scendere sotto i -15°C sulle pianure del Nord Italia, la laguna Veneta sovente Gelava, anche il fiume Tamigi e i canali dei fiumi dei Paesi Bassi si congelarono spesso durante l’inverno e la gente pattinò e perfino tenne fiere sul ghiaccio, anche il porto di New York ghiacciò nell’inverno del 1780, consentendo alle persone di camminare da Manhattan a Staten Island, la Groenlandia e l’Islanda furono irragiungibili in inverno data la calotta di ghiaccio che si estendeva a molti chilometri da terra impedendo l’accesso alle navi.

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L’inverno del 1683-84 fù il più rigido che si ricordi in Inghilterra, blocchi di ghiaccio vennero segnalati a 5 km dalle coste Francesi e a 40 km dalle coste Olandesi e nel mare del Nord, il grande gelo e la carenza di neve in Inghilterra consenti che il terreno gelò a oltre 1 metro di profondità, ma l’inverno del 1683-84 fù rigidissimo anche nel resto d’Europa, in Italia il gelo durò 2 mesi e 10 giorni tanto che al Colosseo di Roma venne allestita una pista di pattinaggio, il lago di Costanza (Svizzera-Germania) gelò completamente, in Francia e in Spagna si verificarono abbondanti nevicate, tutto questo per una vasta cellula di alta pressione che dalla Russia si spinse fino all’atlantico, mentre aree di bassa pressione interessarono il centro-Sud della penisola Italiana, questo consentì un intensa e persistente ondata di gelo su tutto il continente Europeo.
Un’altro inverno particolarmente rigido fu il 1709, basti pensare che a Berlino si misurò una temperatura media per il mese di gennaio di ben -13,6°C, il crollo delle temperature avvenne nell’arco di breve tempo.

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Una massa d’aria gelida che partì dalla Russia in corrispondenza ad una vasta cellula anticiclonica di blocco che dalla Russia si estendeva al mare del Nord, investì tutta l’Europa, tra il 06 e il 07 gennaio l’aria gelida giunse anche sulla penisola Italiana portando un crollo delle temperature di circa 20°C in poche ore, con venti Nord Orientali tempestosi, a Venezia le temperature in corrispondenza ad una bora fortissima, le temperature calarono fino a -17,5°C, a Roma vi durono 10 giorni di neve tra il 06 ed il 24 Gennaio, tuttavia non si trattò dell’anno più freddo in assoluto in Inghilterra e in Francia, basti pensare che precedentemente al 6 del mese e sucessivamente al 24 di gennaio, a Parigi e a londra piovve, il Tamigi non gelò in maniera persistente, non da poter allestire fiere sul fiume come accadde altri inverni.
Durante quell’evento gelarono tutti i principali fiumi Europei, gelarono anche il lago di Zurigo, il lago di Costanza e parzialmente gelò anche il lago di Ginevra, la laguna Veneta restò gelata fino al 29 gennaio, mentre l’abbondanza di neve e ghiaccio in Valpadana, consentirono un proseguimento del gelo fin verso marzo, oltre a molti porti anche del mar Mediterraneo (tra qui quelli di Genova, Marsiglia e Livorno), gelò pure la foce del Tago a Lisbona, mentre più a Sud gelò il Ofanto in Puglia tanto che poteva essere attraversato a piedi durante l’ondata di gelo.
Gelarono addirittura intere foreste e coltivazioni di piante da frutto, insomma, eventi che ai nostri giorni sono a dir poco inimmaginabile, eppure un tempo questi episodi evvenivano con una certa frequenza.
La PEG venne documentata anche dai dipinti di allora qui vengono raffigurati spesso paesaggi innevati.
Queste sono alcune rappresentazioni delle conformazioni bariche che dovevano presentarsi spesso durante la PEG, quando l’Europa sperimentò inverni molto freddi che ben poco hanno a che vedere con gli inverni degli anni ‘90 e dall’inizio del nuovo millennio.

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Europa HP

Europa LP

Configurazioni bariche piuttosto ricorrenti durante gli anni ‘90.

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Flavio Scolari

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