Il risveglio del vulcano Eyjafjallajokull in Islanda

Aprile 18, 2010 by scolari  
Filed under Clima, Il Blog di Flavio Scolari

L’eruzione del vulcano Eyjafjallajokull, localizzato nel Sud Est dell’Islanda, è entrato in attività a fine marzo.
In questi ultimi giorni si è intensificata notevolmente la propria attività eruttiva con quantitativi relativamente significativi di ceneri emesse nell’atmosfera.
Le enormi nubi di cenere sollevate a diversi chilometri di altezza dall’eruzione stanno creando non pochi problemi al traffico aereo di gran parte dell’Europa e conseguenti disagi nei collegamenti aerei con l’Europa dall’estero.
A paralizzare i collegamenti aerei vi è l’importanza non trasqurabile dell’eruzione attualmente ancora in corso in Islanda al quale si aggiungono particolare condizioni meteorologiche sfavorevoli, in quanto si sono verificate condizioni ideali alla distribuzione su vasta scala delle ceneri espulse nell’atmosfera dall’eruzione.
In questi ultimi giorni l’Islanda si trova lungo il fianco Nord Orientale di una cellula di alta pressione centrata sul medio Atlantico, le correnti Nord Occidentali inizialmente moderate anche in quota sopra l’islanda si sono intensificate giovedi 15 aprile 2010 grazie ad una maggior influenza di una corrente a getto in quota associata alla progressione verso Oriente del centro di alta pressione.
Il radiosondaggio di Keflavik mercoledi 14 aprile 2010 ha misurato una velocità dei venti di circa 110 km/h a 9000 metri di quota, giovedi si sono misurate punte di 207 km/h sempre alla stessa quota, il rafforzamento dei venti Nord occidentali ha permesso una rapida diffusione delle ceneri emesse dall’importante eruzione vulcanica di Eyjafjallajokull sul territorio Europeo costringendo la chiusura del traffico aereo inizialmente venerdi sui paesi del Nord Europa, sucessivamente sabato anche su molti paesi dell’Europa centrale, Svizzera e Nord Italia compresi.
Le ceneri emesse da un’eruzione vulcanica possono raggiungere quote molto elevate costituendo un grave pericolo per la navigazione aerea, inanzitutto considerando che una nube vulcanica è composta da gas, da minuscole particelle di rocce e minerali, se un’aereo attraversa una nube vulcanica, le polveri ad essa associate possono danneggiare le superfici esterne data l’enorme pressione esercitato dal velivolo in movimento a grandi velocità.
Un altro grosso pericolo è rappresentato dal fatto che le polveri risucchiate dalle turbine e sottoposte ad alte temperature, possono solidificarsi in “grumi di roccia” creando un’intasamento delle stesse con conseguenti grossi danni e nei casi peggiori lo spegnimento dei motori del velivolo in volo, sono tutti fattori che certamente possono nuocere gravemente alla sicurezza di qualsiasi velivolo aereo in volo.
Nella notte tra venerdi 15 aprile e sabato 16 aprile le polveri vulcaniche hanno raggiunto anche i cieli della Svizzera e del Nord Italia costringendo la chiusura totale del traffico aereo.

La figura sottostante tratta da Meteosvizzera, mostra l’evoluzione temporale (fra venerdí sera e sabato mattina) del profilo verticale del rapporto di “backscatter”, che dà un’indicazione sul contenuto delle particelle sospese.
L’orario indicato è UTC, per avere l’ora locale estiva bisogna aggiungere 2 ore. Si può osservare come prima della mezzanotte locale non fosse rilevabile nessuna particella; il segnale è comparso subito dopo e da un altitudine appena sopra i 6000 metri si è progressivamente abbassato fin verso i 4000, aumentando nel contempo di intensità.
Il forte segnale (rosso e giallo) sotto i 1800 – 2000 metri è invece generato dallo strato di caligine che ricopre l’Altopiano e non è di origine vulcanica.

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Attualmente risulta impossibile stabilire quando il traffico aereo potrà tornare alla normalità, molto dipenderà inanzitutto dalla durata dell’evento in Islanda e dal regime dei venti su vasta scala presente in quota nei prossimi giorni.

In che misura l’attuale eruzione influirà sul clima?
Alcuni esperti venerdi annunciarono che l’eruzione del vulcano Eyjafjallajokull in Islanda potrebbe influenzare sul clima benchè in maniera piuttosto limitata, favorendo tuttalpiù un breve periodo di raffreddamento, pur considerando che risulta ancora difficile elaborare una proiezione che sia attendibile, ricordo infatti che l’importante eruzione è ancora in corso.
Molto insomma dipenderà dalla durata e dall’entità dell’evento anche nei prossimi giorni o nelle prossime settimane.
D’altro canto il clima Europeo più volte in passato ha risentito delle eruzioni vulcaniche avvenute in Islanda.
L’eruzione del vulcano Laki ad esempio, nel giugno del 1783 provocò probabilmente effetti simili a quelli attuali.
In quella occasione le cronache del passato narrano di navi che dovvettero restare in porto per i giorni successivi a quello dell’8 giungo 1783 poichè le ceneri eruttate ridussero notevolmente la visibilità.
Gli effetti sul clima e sull’ambiente in Europa non macarono, l’eruzione terminò il gennaio del 1784 e favorì condizioni climatiche piuttosto anomali, in estate vi fù un’aumento anomalo dei temporali su molte regioni Europee e seguì un inverno piuttosto rigido.

Queste immagini descrivono molto bene l’importanza dell’eruzione vulcanica ancora in corso in Islanda e che ancora attualmente sta provocando la chiusura del traffico aereo in quasi tutta l’Europa con i conseguenti gravi danni economici delle compagnie aeree.

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Flavio Scolari

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