Asteroidi e comete: il rischio di impatti
http://www.castfvg.it/sistsola/pianeti/planets_iau.jpg
http://upload.wikimedia.org/wikipedi…/Solar_sys.jpg
Notate dall’immagine quanto il nostro pianeta sia estremamente piccolo rispetto agli altri pianeti.
Origini del sistema solare: i pianeti e la stella gialla chiamata sole avrebbero preso vita 4,6 miliardi di anni fa, da una nebulosa composta da idrogeno, elio e molti altri composti chimici aventi un peso atomico superiore, questi gas si sarebbero poi aggregati in centri gravitazionali che aumentando di intensità in proporzione con l’aumento della massa avrebbe dato vita a pianeti di varie dimensioni.
I pianeti del sistema solare sono 8: Mercurio:
Mercurio; Venere; terra; Marte; Giove; Saturno; Urano, Nettuno.
Plutone fino a pochi anni fa era considerato il nono pianeta del sistema solare, si tratta di un planetoide più piccolo della nostra luna, privo di un atmosfera e composto interamente da acqua ghiacciata e rocce, qui la temperatura è leggermente superiore allo 0 assoluto (-270°C).
Se Plutone è stato recentemente declassato a pianeta nano (planetoide) lo si deve al fatto che negli ultimi anni si incominciarono a scoprire una serie di pianeti aventi le stesse caratterisctiche di plutone, dunque anzichè dever classificare un gran numero di pianeti molto piccoli stazionati al confine del sistema solare, fu più semplice declassare il pianeta plutone a planetoide come l’innumerevoli suoi “coetanei” per dimensione.
Infatti al confine del sistema solare oltre Nettuno esiste una vasta fascia composta da comete di svariate dimensioni che possono avere poche decine di chilometri, fino a diverse centinaia di chilometri di diametro (planetoidi) aventi tutti orbite che di tanto in tanto rietrano nel sistema solare.
I grandi pianeti come Giove e Saturno costituiscono una sorta di scudo protettivo contro comete o asteroidi (che tra poco vedremo) grazie alla loro forza gravitazionale in grado di deviarne talvolta la traiettoria attirandole all’interno della propria atmosfera.
La fascia confinante il sistema solare è composta da miriade (un numero incalcolabile) di comete, ma esiste pure un altra fascia composta da una miriade di asteroidi aventi dimensioni comprese dai pochi metri se non addirittura centimentri, fino ad alcune decine di chilometri.
Ma che differenza c’è tra un asteroide ed un meteorite?
Le comete sono corpi celesti simili ad asteroidi, ma azichè essere composte da rocce, sono composte da ghiaccio e polveri, chiamate anche “palle di neve sporche”.
Sono composte da sostanze volatili quali: diossido di carbonio; metano e acqua ghiacciata con mescolati aggregati di polvere e vari minerali.
la sublimazione dei gas volatili quando la cometa è in prossimità del sole causa la formazione della coda.
Si crede che le comete siano un residuo della condensazione della nebulosa da qui si formo il sistema solare 4,6 miliardi di anni fa: le zone periferiche di tale nebulosa sarebbero state abbastanza fredde da permettere all’acqua di trovarsi in forma solida (anzichè in forma di gas).
È infatti sbagliato descrivere una cometa come un asteroide coperto da uno strato ghiacciato superficiale, in quanto i bordi del disco di accrescimento della nebulosa erano così freddi che i corpi in via di formazione non subirono la differenzazione sperimentate da corpi più vicini al sole.
Gli asteroidi invece sono composti da rocce coperte talvolta da ghiaccio, sono disposti in una fascia compresa tra Marte e Giove, si crede che questa sia stata prodotta dalla disgragazione di un pianeta presente un tempo, forse impattato con una grossa cometa.
Accade tuttavia che il campo gravitazionale di un pianeta come ad esempio quello gioviano ne destabilizzi la posizione originale, deviando un asteroide in questo modo verso mete ignote, quando raggiungono l’atmosfera terrestre generalmente vengono disintegrate grazie all’attrito dei gas presenti a 100 km di altezza, ma se le dimensioni dell’asteroide sono chilometriche l’impatto al suolo è inevitabile in quanto malgrado l’attrito aumenti in proporzione alla vicinanza con la superficie terrestre, non riesce a evitare il contatto con il suolo terrestre.

L’impatto con un’asteroide di 10 km ha la potenza di centinaia di bombe atomiche come quelle che distrussero Hiroschima, in grado di creare un onda d’urto devastante con effetti diretti compresi in un raggio di 100 km dal luogo dell’impatto e creando un cratere largo circa 20 km, provocando pure un raffreddamento del clima per alcuni anni dato dal sollevamento delle polveri.
Invece se a impattare fosse una cometa aventi decine di chilometri, le conseguenze sarebbero ben più devastanti, catastrofiche, con un cratere ampio diverse decine di km, solleverebbero inoltre grosse quantità di polveri in grado di oscurare la luce solare per anni, polveri combinate a fumo spriginato da vastissimi incendi prodotti dall’impatto che emetterebbero ingenti quantità di gas serra che dopo una piccola era glaciale dalla durata di alcuni anni provocherebbero un aumento sproporzionato delle temperature creando in questo modo effetti anche devastanti nell’arco di molti decenni, in un caso del genere si arrischierebbe l’estinzione di massa, come avvenne per i dinosauri circa 65 milioni di anni or sono.

Fortunatamente parò i corpi aventi dimensioni superiori al chilometro corrispondo ad una piccola percentuale di tutti gli asteroidi presenti nella fascia compresa tre Marte e Giove, dinque il rischio che uno di questi impatti con la terra resta piuttosto contenuto.
Mentre per quanto riguarda le comete provvenienti dal confine del sistema solare, le probabilità che queste rientrino nella nostra atmosfera sono minime (anche se non nulle) poichè come gia detto prima Giove e Saturno fungono in parte da scudo prottettivo aventi un campo gravitazionale molto più potente di quello terrestre.
Oggi si conoscono inoltre i parametri orbitali di alcune comete poste ai confini del sistema solare, si sa dunque dove si trovano e l’entità del rischio per il nostro pianeta che queste comportano, ma non di tutte, ecco perche il rischio d’impatto resta sempre presente.
Anche 13000 anni or sono, ossia nel 10500 avanti cristo successe quella che molti miti riportano come il diluvio universale: secondo alcune teorie oltre a trattarsi del disgelo della fine dell’ultima glaciazione, vi fu pure la caduta di un grosso asteroide che contribui qualche anno dopo l’evento a far aumentare drasticamente le temperature, provocando di conseguenza inalzamenti improvvisi dei mari e l’esondazione di fiumi per lo scioglimento improvviso dei ghiacci presenti fino alle medie latitudini sopratutto sulla terraferma. Inoltre quello che oggi è il deserto del Sahaara un tempo era un’area battuta da incessanti piogge torrenziali, appunto fino al 10500 avanti cristo, quando vi fu un drastico mutamento climatico, che in quel periodo sembra oramai certo.
Il mistero del diluvio universale resta, malgrado questa teoria sembri la più accreditata.
Secondo alcune teorie una volta la posizione dei poli era diversa:
Si sente spesso parlare di “misteriosi” mutamenti climatici avvenuti in tempi molto brevi come ad esempio il ritrovamento di mammut con foglie (latifoglie) ancora in bocca ibernati all’istante in Siberia, oppure che fino a 13000 anni fa l’Antartide era un continente verde libero dai ghiacci, tutte questi “misteri” sembrano meglio spiegabili prendendo in considerazione che l’asse terrestre può modificare la posizione dei poli.
Un grosso asteroide che impatto la terra 13000 anni fa potrebbe aver provocato uno spostamento importante dell’iclinazione assiale e quando l’inclinazione assiale vine deviato da qualche cataclisma (come lo Tsunami) tende subito a reistabilizzarsi come una trottola che gira velocemente su se stessa, ma se l’inclinazione assiale fosse di tale importanza la terra tende allo stesso tempo a convertire la posizione dei nuovi poli geologici ancor prima che l’inclinazione assiale si riassesti, in quato modo ai poli vi si ritrovano aree diverse da quelle presenti prima del cataclisma con un inclinazione assiale subito riasestatasi.

Un altra teoria prevvede che vi fu uno slittamento della crosta terrestre prodotto dal grande peso presente in un era glaciale ove un tempo il nord america si presentava sul polo nord, il peso che gravava ai poli prodotto dalle calotte gelate presenti allora fino alle medie latitudini avrebbe sbilanciato e destabilizzato la crosta terrestre che sarebbe slittata provocando grandi terremoti e tsunami in tutto il modo.
Sono tutte solo teorie che comunque decrivono in modo del tutto originale e fattibile una storia terrestre che si presenta sotto certi aspetti ancora oscura, “misteriosa”.
Il rischio di un’impatto:
il 18 aprile del 2036 un grosso astroide aventi dimensioni superiori ai 10 km passerà vicinissimo alla terra, esiste inoltre una lieve possibilita che questa impatterà contro la terra; in realtà vi è appena 1 possibilita su 200000 dunque un rischio minimo, ma non da sottovalutare.
Chiaro che più ci si avvicinerà a tale data più questo rischio potrà aumentare o rispettivamente diminuire, anche se la nostra specie non sembra sia a rischio in tutti i casi, se il rischio d’impatto dovesse crescere con il tempo, disponiamo già oggi di missili nucleari in grado di disintegrare l’asteroide ancor prima che questa raggiunga la nostra atmosfera.
Se invece l’impatto dovesse essere inevitabile malgrado tutte le precauzioni prese in considerazione, le conseguenze sarebbero catastrofiche anche se non tali da far estinguere la nostra specie.
Ribadisco comunque che il rischio d’impatto resta molto basso tutt’oggi: 1/200000 anche se non trascurabile.


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