Analisi configurativa per il prossimo cambiamento….
Prospettive favorevoli ad un break atlantico per enfasi altopressoria scandinava? probabile
Siamo attualmente di fronte ad una situazione configurativa veramente particolare, che ricorda con affinità similari, al ventennio caldo sopramedia degli anni 80-90, salvo rare eccezioni. Indici positivi prevalenti e depressioni oceaniche attive ed energiche, che trasportano il flusso umido e mite atlantico, intervallato da saltuarie onde di Rossby più meridiane di chiusura, con annessa aria più fredda settentrionale.
È logico supporre, che con questa situazione configurativa, rimane prevalente l’azione mite oceanica, con scarsa continentalità e rimescolamento dell’aria con masse prevalenti di aria assai gradevole marittima, con brevi interessamento di affondi più convinti dell’aria fredda polare verso le medio-basse latitudini.
Ma non tutto è disposto verso la oceanicità, poiché da tempo vi sono segnali di continentalità e si sta affermando ad oriente dell’Europa, una meridianizzazione prevalente del getto in quota, con interessamento di masse di aria molto fredda artica su molte zone asiatiche, che hanno incrementato da mesi, a fasi alterne, situazioni fredde prevalenti, specie ad est degli Urali, ma che si sono estese per il momento saltuariamente, anche in direzione dei confini europei orientali.
Indubbiamente, siamo oramai sotto una prevalente informazione meteoclimatica monotematica, indirizzata ad un GW e temperature in risalita costante, con enfasi della fenomenologia del getto a caratteristiche miti prevalenti, ed ignorando quasi del tutto, la configurazione opposta della corrente a getto, che esalta viceversa, la discesa di aria artica rigida verso le medio-basse latitudini, comunque sempre presente e assai incisiva.
Ultimamente, e precisamente nel periodo natalizio, abbiamo evitato per un soffio configurativo, questa prima azione molto fredda artica in movimento meridiano sull’area asiatica europea, con valori a 1400mt di quota che hanno oscillato sui -16° e con una presenza latente ciclonica in area mediterranea, pronta ad adescare la colata fredda orientale, per conseguente aggancio con il getto polare meridiano.
Ma la scomparsa rapida dell’onda latente mediterranea, ha sospinto l’aria fredda con decisione sull’Egeo, la Turchia e il Mar Nero, finendo per interferire sul Mediterraneo orientale, coinvolgendo Cipro con una isoterma a 1400 mt di -6°/-8° e con -4° che si è spinta fin sulle coste dell’Egitto, portando molto freddo sottomedia, su molte nazioni dell’area mediterranea orientale, ma tutto questo è passato come sempre, inosservato.
Fa certamente più notizia il caldo che non il freddo, ma questo sta creando molta confusione negli utenti, che non si stanno rendendo conto, delle reali potenzialità assai marcate del flusso persistente orientale, che quando ha avuto la sua azione prevalente, ha sempre favorito situazioni meteoclimatiche assai rigide e continuative, che possono assumere connotazioni episodiche come le brevi incursioni tipo ’56-’85-’96 , come anche una azione continuativa, avuta nella ben nota PEG.(1550-1850)
Ma torniamo al discorso configurativo attuale, per ribadire che indubbiamente l’area euromediterranea, non è stata interessata in questo inverno in essere, da una nessuna situazione fredda degna di nota, salvo brevi incursioni artiche nella media minima stagionale. Ma questo fatto ha un sua ben precisa spiegazione nella lettura della dinamica atmosferica, per prevalente azione marittima, e situazioni costanti altopressorie sull’Europa meridionale.
Indubbiamente, l’esito configurativo natalizio ha allungato i tempi di ingresso di un blocking altopressorio scandinavo-russo, che ha risentito della mancanza di area retrograda ciclonica in area mediterranea, con conseguente spinta del flusso atlantico sull’area anticiclonica che era presente sul Mare del Nord, scivolata inevitabilmente verso sudest. Ma la natura ha le sue azioni prevalenti e persistenti, e l’osservazione accurata e pignola del getto in quota, mi ha semplicemente evidenziato una pausa più o meno attiva di blocking altopressorio, che sarà pronta a rientrare con decisione, come avvenuto nel passato dicembre, nel corso del mese di gennaio, e sempre a latitudini russo-scandinave.
Una dinamica che dovrebbe incrementare un conseguente blocco al flusso atlantico, con enfasi di termica russa da oriente al suolo.In più il blocking altopressorio scandinavo, avrà la particolarità di favorire uno sfogo relativo al flusso oceanico, che avrà le sue vie di fuga, una verso il Polo per poi ridiscendere meridiano ad oriente, incrementando anche azioni retrograde artiche in quota, come anche un derivato flusso marittimo, in interferenza in area europea meridionale.
Una situazione configurativa particolare di blocco, poiché incline a persistere per settimane, comportando una azione rigida orientale da est-nordest specie sull’Europa centro-orientale e meridionale, con interferenze umide in area mediterranea, foriere sempre di gelo e neve.Utopia? non penso proprio, semmai fatti concreti e supportati da una dinamica atmosferica disposta a questo passo configurativo osservabile da tempo, per situazioni persistenti di anticicloni scandinavi, come di presenze cicloniche retrograde o latenti in area mediterranea.
Il mese di dicembre scorso, deve servire da monito, poiché quando tutti i modelli matematici davano per prevalente un flusso oceanico, abbiamo avuto intorno la metà del mese, il cambiamento sostanziale dispositivo, che ha palesato un cambio netto e repentino, con flusso artico meridiano in avvicinamento all’area italica.Una situazione analoga dovrebbe entrare sempre intorno la metà del mese, ma con la grande differenza di avere un blocking altopressorio nel mese più freddo per eccellenza, con aria sempre più“rigida” orientale che si sposterà retrograda dal Polo verso l’area euromediterranea, con un flusso atlantico che incrementerà azioni di disturbo occidentali in contatto.
Il monitoraggio sui modelli ha quindi inizio, e la settimana prossima sarà senza dubbio assai importante per la svolta meteoclimatica appena illustrata, e se il trend configurativo acquisito dalla natura rimarrà prevalente, avremo i primi segnali importanti a 300 hPa in settimana entrante. Ribadisco che attualmente non ho avuto smentite riguardo la mia tesi stagionale di freddo esponenziale, e sono in analisi assidua sui modelli matematici, specie nel long range di GFS e ENS, autentici “cecchini” nel decifrare “tendenze” evolutive, e con una di queste “tendenze”uscite recentemente, vi lascio e vi saluto cordialmente, dandovi appuntamento al prossimo aggiornamento.
Roberto Madrigali
Tendenza mensile gennaio 2007
Dopo un lungo dominio di un anticiclone di origine afro-mediterraneo che ha dominato la scena europea con anomalia termica rilevante nel vecchio continente, un flusso oceanico sta apportando condizioni di instabilità sulla nostra penisola con piogge e rovesci anche temporaleschi con neve a quote ancora medio-alte in calo deciso con venti forti che si disporranno dai quadranti settentrionali.
Durante la settimana in essere avremo ancora dell’instabilità a cavallo dell’epifania con termiche nelle medie del periodo o leggermente al di sopra.
Si prospetta per la seconda e terza decade di gennaio un affondo deciso del Vps in sede europea con gli indici in inversione di tendenza e situazione stratosferica da monitorare per un probabile riflesso del 3° warming stagionale dopo quelli canadesi.
Da notare che la situazione dettata dal minimo delle macchie solari e indici in inversione potrebbero apportare una seconda parte dell’inverno decisamente fredda per l’Europa che comunque necessita di conferme sostanziali data la persistenza di un VPs che non accenna a rallentare.
L’ipotesi di una suddivisione del Vortice polare potrebbe causare un rallentamento del flusso zonale alle alte latitudini con elevazione del subtropicale delle azzorre verso nord e formazione dello scandinavo, con annesse retrogressioni di aria polare marittima e continentale in ambito europeo e mediterraneo. Da qui l’ipotesi che dopo il 10-01-2007 potremmo avere un inverno degno di tale nome con il Generale che la fa da padrone.
D’altro canto un mancato rallentamento del VPs causerebbe una persistente reiterazione dell’anticiclone afro-mediterraneo e azzorriano lungo i paralleli per schiacciamento sul nostro stivale interrotto da affondi moderatamente perturbati atlantici portatori di temperature in media o sopra media in fase anticiclonica.
In conclusione si può dire che siamo al bivio di due situazioni con caratteristiche profondamente diverse da valutare costantemente.
Un cordiale saluto
Luca Romaldini
Analisi nel breve e prospettive successive
Dai maggiori modelli possiamo sostanzialmente osservare come, grazie ad una calo dei geopotenziali sul bordo orientale dell’ anticiclone che non avendo barriere verso W tenderà a ritirarsi un pò dove gli si addice meglio (almeno per noi), tra il 01 e il 03 gennaio l’Italia sarà interessata da un passaggio perturbato da NW verso SE…il nord dovrebbe essere quello meno colpito a causa della copertura delle Alpi, quindi foehn.
In seguito al passaggio perturbato che colpirà dunque principalmente il centro-sud italico con piogge e nevicate con quota intorno i 1000 m al centro-nord appennino e 1200 m al sud, l’anticiclone riprenderà a braccetto il centro-nord italico per brevissimo tempo, per poi abdicare in favore di una seconda discesa meridiana più energica della prima, intorno il 05-01-06, che dovrebbe apportare qualche effetto meteorico maggiore in sede italica con maggiori effetti anche al nord e termiche sicuramente migliori con quota neve più bassa.
In seguito sembrerebbe plausibile uno spostamento dell’ anticiclone di blocco verso W con aumento dei geopotenziali anche in Scandinavia ed un approfondimento di un minimo nell’est europeo con richiamo di aria fredda e continentale in sede mediterranea da falle bariche latenti.
Sostanzialmente prosegue il blocco in sede europea, ora però più marcato ad ovest, lasciando la sede italica più libera per essere colpita dal freddo sia polare marittimo che continentale.
In conclusione prosegue la linea tendenziale già esplicata da MeteoGelo molto tempo fa con una zonalità del flusso atlantico incapace di entrare con convinzione in sede europea-mediterranea e una esaltazione dell’est e quindi da clima continentale.
Luca Romaldini

