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Previsioni Inverno

Settembre 17, 2009 by  
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Anomalie termiche

Anomalie termiche

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Andamento termico in Europa.

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Piovosità in Europa.

Possiamo notare che l’inverno entrante è previsto inizialmente corrispondente alla media dal punto di vista termico, mentre da gennaio in avanti si prevede un inverno piuttosto rigido e con una piovosità sopra la media del periodo per quasi tutta la stagione, fatta eccezione per febbraio, quando si prevede una piovosità inferione alla media del 10%.

In dettaglio per l’Italia (Svizzera Italiana compresa):

Dicembre sarà corrispondente alla media dal punto di vista termico ma con una piovosità superiore del +20%.

Gennaio sarà leggermente più freddo della media di -0,5°C e con una piovosità inferiore alla media del -10%.

Febbraio è previsto molto più freddo della media con ben -2°C. e con una piovosità che tornerà ad essere leggermente sopra la media del +5%.

Marzo sarà più freddo delle media di -1°C e con una piovosità superiore alla norma del +10%.

Aprile è previsto leggermente più freddo della media di -0,5°C ma con una piovosità prevista superiore alla media del +10%.

Questo è quanto si può evincere stando ai dati elaborati dal NOAA.

Pur tenerdo in considerazione la bassa attendibilità della previsione, essa è avvalorata dallo stato degli indici climatici, praticamente vi sono gli ingredianti di base in grado di avvalorare questa tendenza climatica per la prossima stagione invernale e l’inizio della stagione primaverile 2010.

Ricordo che un’îndice QBO negativo (venti stratosferici equatoriali Orientali) associato ad una scarsa attività solare (dovuto all’attuale ciclo solare particolarmente debole) non fa che favorire un Vortice Polare stratosferico instabile è fortemente soggetto a episodi di Stratwarming con conseguente diminuzione della zonalità dei venti e maggiori scambi Meridiani (AO/NAO in territorio negativo).

A favorire una minor zonalità dei venti con conseguenti maggiori scambi meridiani (onde di Rossby) e di conseguenza anche episodi di improvvisi aumenti termici in sede stratosferica (sopra il polo) è anche uno stato dell’indice avente un ciclo circa trentennale AMO in territorio positivo con conseguenti anomalie termiche positive delle acque superifiali dell’oceano Atlantico non particolamente significative considerando che ci stiamo avvicinando in questi ultimi anni ad una fase dove le acque oceaniche sono in processo di raffreddamento, dunque ci stiamo avvicinando ad una fase con indice AMO in territorio negativo nel normale corso del ciclo multidecennale.

L’indice ENSO nell’oceano Pacifico è un fase positiva, pertanto ci troviamo in corrispondenza di un NINO contro ogni aspettativa poco pronunciato con anomalie termiche positive dell’ordine di +1,5°C, il che normalmente non dovrebbe condizionare fortemente la configurazione barica in sede Europea, viceversa un NINO moderato-forte con anomalie termiche corrispondenti o superiori ai +2,5°C può comportare effetti molto più significativi sulla circolazione atmosferica anche a grandissime distanze dal luogo dell’evento (Pacifico equatoriale) favorendo nel nostro caso rimonte Anticicloniche che dal medio Atlatico di spingono sul nostro vecchio continente con conseguente clima più caldo e secco della norma.

Da prendere comunque in considerazione che anche la morfologia del territorio risulta essere tra gli elementi più determinante sui processi meteo-climatici.

L’aspetto climatico di una determinata stagione è determinata dalle configurazioni bariche che più tipicamente si possono riscontrare su vasta scala nonchè l’andamento dei venti prevalente su grande scala in corrispondenza alla conformazione orografica del territorio, fattori a loro volta fortemente condizionati da un’insieme di valori al quale si può determinare lo stato di diversi parametri (indici climatici).

Non a caso l’anno scorso si assisteva a frequenti ciclogenesi sulla parte Occidentale del mar Mediterraneo o sulla parte Orientale del’oceano Atlantico, fasi di maltempo per il centro-Nord della penisola Italiana spesso precedute da irruzioni di aria molto fredda nei bassi strati della Troposfera dall’Europa Nord Orientale, questo non faceva che comportare frequenti e forti nevicate sul Nord Ovest Italiano.

L’aria fredda di origine continentale fluita da Est sviluppava un cuscinetto d’aria fredda nei bassi strati della troposfera, praticamente l’aria fredda più densa e pesante, restava “intrappolata” dalla catena Alpina per alcuni giorni e questi eventi precedevano sovente episodi di maltempo per lo sviluppo di un minimo di bassa pressione posto ad Ovest della penisola Italiana e ovviamente anche delle nostre regioni della Svizzera Italiana.

Le miti correnti di Scirocco possono “raccogliere molta umidità dal mar Mediterraneo avanzando verso Nord e quando incontrano la catena Alpina, per sollevamento forzato dalla morfologia del territorio l’aria sollevandosi condensa il vapore acqueo presente scaricando abbondanti precipitazioni che sovente lo scorso inverno come pure in molti altri episodi durante gli inverni delle scorse annate, si manifestavano inizialmente sottoforma di neve fino alla basse quote sulle pianure del Nord Ovest Italiano poichè queste fasi erano precedute da un rientro di freddi venti Orientali o Nord Orientali.

Il fatto che si riscontravano spesso aree di bassa pressione a Ovest del continente Europeo con conseguente richiamo di correnti Meridionali sull’area del Mediterrano era favorito dal richiamo di freddi venti da Nord a loro volta sospinti da promontori di alta pressione che interessavano il medio Atlantico favirite a loro volta da anomalie termiche positive delle acque soperficiali nel bel mezzo dell’oceano Atlantico.

Se eventuali anomalie termiche positive fossero più ad Est, maggiormente in corrispondenza all’Europa Occidentale, si assisterebbe a condizioni completamente opposte con ciclogenesi che prevarrebbero sulla porzione centro-Orientale del Mediterraneo o sull’Europa centro-Orientale con dunque una ventilazione prevalentemente settentrionale sull’Europa centro-Occidentale, in queste circostanze il versante Sud Alpino come pure in Nord Italia vedrebbero una minor piovosità e un clima tendenzialmente più mite per effetto del favonio, viceversa un maggior innevamento a Nord delle Alpi.

Anche le regioni del Sud Italia vedrebbero condizioni climatiche opposte a quelle avute l’anno scorso con un clima più fresco e piovoso, ecco perchè molto dipenderà dalla configurazione barica prevalente per poter definire l’aspetto climatico della prossima stagione sopratutto sulle nostre regioni, l’unico fatto che potrebbe avere maggior attendibilità è quella di dire che l’inverno 2009/2010 sarà condraddistinto da una circolazione poco zonale e maggiormente soggetta a scambi Meridiani.

Flavio Scolari

Influenza delle onde di Rossby sul clima

Ottobre 23, 2008 by  
Filed under Modelli

Le onde di Rossby sono note anche come “onde planetarie” poichè si manifestano su larga scala, influenzado il clima anche di regioni molto distanti dal luogo dell’evento.

Per capire come funzioni partiamo con l’esaminare la direzione dei venti prevalenti che spirano dalle alte latitudini all’equatore. il motivo di una tale suddivisione è inanzitutto data dalla presenza di 3 celle circolatorie poste per entrambi i 2 emisferi. Se la terra non ruotasse su se stessa si ricontrerebbe una risalita meridiana delle correnti che dall’equatore risalirebbero al polo in quota, per poi sprofondare ai poli e ritornare in superficie verso l’equatore. Ma come ben sappiamo la terra ruotando su se stessa produce la cosidetta forza di Coriolin che è massima all’equatore e minima ai poli per il semplice fatto che è proprio l’equatore a girare più velocemente rispetto ai poli praticamente fissi. La forza di coriolin agisce sui venti che si spostano su scala planetaria, che vengono deviati verso destra nel nostro emisfero, verso sinistra nell’emisfero opposto.

Il risultato di tutto ciò alle nostre latitudini sono le cosidette onde planetarie, meglio note come onde di Rossby, il flusso meridiano indotto il primis dalla differenza di energia termica che si crea tra l’equatore e i poli, per ovvi motivi di insolazione, subisce una deviazione Occidentale, mentre il flusso freddo discendente dalle alte latitudini dubisce una deviazione Orientale.
Tra le due grosse masse d’aria scorre in genere lo Jet Stream polare che trasporta il flusso perturbato occidentale e lo Jet Sream subtropicale.
In genere uno spostamento di grandi masse d’aria dai tropici verso le alte latitudini si traduce al suolo come potenti promontori anticiclonici che invadono latitudini normalmente soggette a ciclogenesi, mentre una grossa massa d’aria che dalle alte latitudini si sposta verso le latitudini inferiori, si traduce al suolo come una circolazione depressionaria che si sposta verso latitudini normalmente temperate.
Tali meccanismi sono fondamentali a livello climatico poichè producono grossi scambi termici tra le alte e le basse latitudini, se così non fosse i poli tenderebbero a divenire sempre più freddi, mentre i tropici sempre più caldi.
Esiste comunque un’altro genere di onda planetaria, detta onde di Bjerknes, meglio note come onde corte.
Sovrapposti ai meandri planetari del vento, esistono altre ondulazioni, leggermente più piccole, che prendono il nome di onde sinottiche. Di queste ondulazioni minori ce ne sono mediamente da sei a otto in un emisfero ed esse nascono e si sviluppano a seguito di piccole inomogeneità nella temperatura e pressione atmosferica sulle onde planetarie maggiori. Le ondulazioni sinottiche rientrano nella classe delle onde lunghe e, alcune volte, vengono anche chiamate onde di Rossby.
In genere nel nostro emisfero si presentano molto più stabili per la maggior alternanza tra oceani e continenti al suolo, il che produce contrasti termici considerevoli tra le due tipologie di aree prese qui in questione.
I motivi per cui il vortice polare dell’emisfero nord risulta più disturbato, sono dovuti alle caratteristiche topografiche su grande scala (le montagne rocciose e il complesso dell’ Himalaya) e ai contrasti terra-oceanici, fattori che generano le onde planetari.

Effetti sull’Ozonosfera delle onde planetarie:
Le onde di Rossby sono significative dell’aumento della BDC* e, come spiegato prima, causano un vortice polare più debole e quindi di temperature polari più calde.
Le onde planetarie stazionarie quando si propagano verticalmente fino a rompersi nella stratosfera polare, causano improvvisi riscaldamento (warming).

Nella figura qui sopra si può notare come l’onda planetaria si propaghi dalla troposfera (linea bianca sottile sotto i 16km) fino alla stratosfera.
La risalita avviene dal basso verso l’alto, in presenza di una densità dell’aria sempre inferiore con l’aumento dell’altezza si espande.
Questo spiega come mai un’onda relativamente piccola assume dimensioni riguardevoli aumentando con la quota.
L’onda è illustrata dalla freccia nera lungo l’asse del nucleo del VP, poi si piega verso i tropici.
La linea bianca rappresenta la BDC*, ossia quella che definisce l’intensità della circolazione dell’ozono stratosferico corrispondente grosso modo all’intensità dei venti all’interno della stratosfera.

Il riscaldamento è la conseguenza del forcing troposferico: l’onda rallenta il VPS (nella regione circondata dalla linea blu) “depositando” una circolazione orientale (moto easterly) nel VPS che logicamente possiede correnti zonali (westerly).
La dispersione dell’onda avviene con un processo che ricorda l’infrangersi delle onde del mare.
In modo analogo, infatti, le onde atmosferiche assumono grandi dimensioni e la conseguente rottura è frutto della miscelazione della corrente proveniente dalla zona equatoriale (line rossa).
Questo scambio provoca la rottura dell’onda, apportando cambiamenti notevoli alla concentrazione dell’ozono.
E’ corretto affermare quindi che riscaldamenti stratosferici sono causati dallo spostamento di grosse masse d’aria all’interno della troposera.
Questi warming sono il risultato dello spostamento del vortice polare da una circolazione approssimativamente simmetrica al polo, ad una circolazione che è asimmetrica ad esso.

*BDC= circolazione dell’ozono.
L’ozono infatti essendo una gas, è soggetto alla dinamica dei venti zonalei stratosferici, questo produce dunque anche una circolazione generale dell’ozonosfera che può subire variazioni d’intensità indotte dall’attività solare in corrispondenza allo stato dell’indice QBO.
Variazioni di questo genere vengono in genere misurate con l’indice BDC.

Flavio Scolari

Tendenza mensile Marzo 2007

Febbraio 26, 2007 by  
Filed under Vecchie

primavera img marzo

Marzo, come da tradizione, risulterà essere il mese pazzerello, sostanzialmente dominato dal flusso oceanico con brevi irruzioni fredde non durature. Sembra abbastanza evidente che non ci siano le condizioni per affondi oceanici depressionari nel mediterraneo occidentale tali da enfatizzare un cuneo anticiclonico dinamico sul nostro paese e soprattutto invadente ed insistente.

Un flusso oceanico dinamico che apporterà a passaggi di perturbazioni con minimi depressionari in sede mediterranea centrale con piogge e neve relegata a quote medio-alte.
Possibili irruzioni fredde prospettate all’inizio della seconda decade con possibile avvezione, quindi leggermente più marcata, verso la fine della seconda decade. Il tutto in un contesto abbastanza mite!
Sembra che non ci siano possibilità per un blocking duraturo in ambito europeo e questo permetterà al flusso oceanico di interagire sul nostro continente apportanto un miglioramento al deficit pluviometrico continentale.

Importante sottolineare che indici di teleconnessione, importanti per la prognosi in sede mediterranea ma anche europea, come QBO, tendente al negativo, e SSTA, anch’essa prospettata in negativo, incideranno sull’evoluzione dei mesi prossimi. Mentre la cella di Hadley sembra sgonfiarsi e scendere di latitudine permettendo alla corrente a getto delle medie di latitudini di solcare percorsi che da un certo periodo esulano per lavori in corso.I warming stratosferici regaleranno ancora periodi freddi in America settentrionale e Siberia, forse Russia europea, mentre nei restanti compartimenti emisferici, assisteremo si a scambi equinoziali, ma sostanzialmente in assaggio di primavera.Al prossimo aggiornamento!!!

Un cordiale saluto

Luca Romaldini  

 

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