Depressione attiva in quota sul nostro bacino: instabilità pomeridiana!
Sembra ormai palese come la natura riesca a suo piacimento a ribaltare le sorti
meteoclimatiche del nostro continente da situazioni simil estive a condizioni
atmosferiche tardo autunnali. Infatti abbiamo rivissuto un remake dell’anno scorso
dove le figure bariche erano disposte in modo tale da garantire continui attacchi
freschi da nord o da nord-ovest,e temperature in netto crollo più avvertibile al
centro-nord portando nevicate serie sui rilievi alpini e appenninici. In questo
momento stiamo avvertendo gli stessi effetti anche se più attenuati di aria fresca
marittima sulla nostra penisola,infatti la saccatura atlantica è riuscita a
penetrare sul nostro bacino passando sia dal rodano che da carcassona,attivando un
minimo barometrico in quota colmo di aria fredda che a contrasto con l’aria calda
preesistente ha generato forti temporali,rovesci e un crollo termico di
10-12C°,risultano imbiancate molte cime delle alpi e dell’appennino. Situazione
configurativa non congeniale a un ritorno estivo delle condizioni
atmosferiche,infatti analizzando il modello inglese(ecmwf) si nota come la
depressione in quota sulla nostra penisola abbia scavato una ferita,tanto da
mantenere un’instabilità pomeridiana sui monti,instabilità che rimarrà viva anche
nei prossimi giorni ma più accentuata al centro-nord per il passaggio di correnti
occidentali innescate da un’altra depressione in approfondimento sulla Francia.
Ritorno in grande stile dell’HP scandinavo che collabora con l’alta delle azzorre,
lasciando, come dicevo prima, una ferita barica sullo stivale con l’alta scandinava pronta a convogliare altra aria fresca da nord-est in aggancio alla goccia fredda esistente e, come abbiamo sempre detto, un hp scandinavo non è mai sintomo di belle giornate,creando terra di conflitto
di masse d’aria di origini diverse sull’Europa meridionale,situazione lenta a
guarire e alta delle Azzorre ben sostenuta tra Portogallo e Marocco tanto da
resistere ai continui attacchi atlantici ed evitare nuove pompate di calore dal
nord-Africa.
Appuntamento al prossimo editoriale.
Un cordiale saluto
Vincenzo Petrella.


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