Previsioni Inverno

Anomalie termiche
Andamento termico in Europa.
Possiamo notare che l’inverno entrante è previsto inizialmente corrispondente alla media dal punto di vista termico, mentre da gennaio in avanti si prevede un inverno piuttosto rigido e con una piovosità sopra la media del periodo per quasi tutta la stagione, fatta eccezione per febbraio, quando si prevede una piovosità inferione alla media del 10%.
In dettaglio per l’Italia (Svizzera Italiana compresa):
Dicembre sarà corrispondente alla media dal punto di vista termico ma con una piovosità superiore del +20%.
Gennaio sarà leggermente più freddo della media di -0,5°C e con una piovosità inferiore alla media del -10%.
Febbraio è previsto molto più freddo della media con ben -2°C. e con una piovosità che tornerà ad essere leggermente sopra la media del +5%.
Marzo sarà più freddo delle media di -1°C e con una piovosità superiore alla norma del +10%.
Aprile è previsto leggermente più freddo della media di -0,5°C ma con una piovosità prevista superiore alla media del +10%.
Questo è quanto si può evincere stando ai dati elaborati dal NOAA.
Pur tenerdo in considerazione la bassa attendibilità della previsione, essa è avvalorata dallo stato degli indici climatici, praticamente vi sono gli ingredianti di base in grado di avvalorare questa tendenza climatica per la prossima stagione invernale e l’inizio della stagione primaverile 2010.
Ricordo che un’îndice QBO negativo (venti stratosferici equatoriali Orientali) associato ad una scarsa attività solare (dovuto all’attuale ciclo solare particolarmente debole) non fa che favorire un Vortice Polare stratosferico instabile è fortemente soggetto a episodi di Stratwarming con conseguente diminuzione della zonalità dei venti e maggiori scambi Meridiani (AO/NAO in territorio negativo).
A favorire una minor zonalità dei venti con conseguenti maggiori scambi meridiani (onde di Rossby) e di conseguenza anche episodi di improvvisi aumenti termici in sede stratosferica (sopra il polo) è anche uno stato dell’indice avente un ciclo circa trentennale AMO in territorio positivo con conseguenti anomalie termiche positive delle acque superifiali dell’oceano Atlantico non particolamente significative considerando che ci stiamo avvicinando in questi ultimi anni ad una fase dove le acque oceaniche sono in processo di raffreddamento, dunque ci stiamo avvicinando ad una fase con indice AMO in territorio negativo nel normale corso del ciclo multidecennale.
L’indice ENSO nell’oceano Pacifico è un fase positiva, pertanto ci troviamo in corrispondenza di un NINO contro ogni aspettativa poco pronunciato con anomalie termiche positive dell’ordine di +1,5°C, il che normalmente non dovrebbe condizionare fortemente la configurazione barica in sede Europea, viceversa un NINO moderato-forte con anomalie termiche corrispondenti o superiori ai +2,5°C può comportare effetti molto più significativi sulla circolazione atmosferica anche a grandissime distanze dal luogo dell’evento (Pacifico equatoriale) favorendo nel nostro caso rimonte Anticicloniche che dal medio Atlatico di spingono sul nostro vecchio continente con conseguente clima più caldo e secco della norma.
Da prendere comunque in considerazione che anche la morfologia del territorio risulta essere tra gli elementi più determinante sui processi meteo-climatici.
L’aspetto climatico di una determinata stagione è determinata dalle configurazioni bariche che più tipicamente si possono riscontrare su vasta scala nonchè l’andamento dei venti prevalente su grande scala in corrispondenza alla conformazione orografica del territorio, fattori a loro volta fortemente condizionati da un’insieme di valori al quale si può determinare lo stato di diversi parametri (indici climatici).
Non a caso l’anno scorso si assisteva a frequenti ciclogenesi sulla parte Occidentale del mar Mediterraneo o sulla parte Orientale del’oceano Atlantico, fasi di maltempo per il centro-Nord della penisola Italiana spesso precedute da irruzioni di aria molto fredda nei bassi strati della Troposfera dall’Europa Nord Orientale, questo non faceva che comportare frequenti e forti nevicate sul Nord Ovest Italiano.
L’aria fredda di origine continentale fluita da Est sviluppava un cuscinetto d’aria fredda nei bassi strati della troposfera, praticamente l’aria fredda più densa e pesante, restava “intrappolata” dalla catena Alpina per alcuni giorni e questi eventi precedevano sovente episodi di maltempo per lo sviluppo di un minimo di bassa pressione posto ad Ovest della penisola Italiana e ovviamente anche delle nostre regioni della Svizzera Italiana.
Le miti correnti di Scirocco possono “raccogliere molta umidità dal mar Mediterraneo avanzando verso Nord e quando incontrano la catena Alpina, per sollevamento forzato dalla morfologia del territorio l’aria sollevandosi condensa il vapore acqueo presente scaricando abbondanti precipitazioni che sovente lo scorso inverno come pure in molti altri episodi durante gli inverni delle scorse annate, si manifestavano inizialmente sottoforma di neve fino alla basse quote sulle pianure del Nord Ovest Italiano poichè queste fasi erano precedute da un rientro di freddi venti Orientali o Nord Orientali.
Il fatto che si riscontravano spesso aree di bassa pressione a Ovest del continente Europeo con conseguente richiamo di correnti Meridionali sull’area del Mediterrano era favorito dal richiamo di freddi venti da Nord a loro volta sospinti da promontori di alta pressione che interessavano il medio Atlantico favirite a loro volta da anomalie termiche positive delle acque soperficiali nel bel mezzo dell’oceano Atlantico.
Se eventuali anomalie termiche positive fossero più ad Est, maggiormente in corrispondenza all’Europa Occidentale, si assisterebbe a condizioni completamente opposte con ciclogenesi che prevarrebbero sulla porzione centro-Orientale del Mediterraneo o sull’Europa centro-Orientale con dunque una ventilazione prevalentemente settentrionale sull’Europa centro-Occidentale, in queste circostanze il versante Sud Alpino come pure in Nord Italia vedrebbero una minor piovosità e un clima tendenzialmente più mite per effetto del favonio, viceversa un maggior innevamento a Nord delle Alpi.
Anche le regioni del Sud Italia vedrebbero condizioni climatiche opposte a quelle avute l’anno scorso con un clima più fresco e piovoso, ecco perchè molto dipenderà dalla configurazione barica prevalente per poter definire l’aspetto climatico della prossima stagione sopratutto sulle nostre regioni, l’unico fatto che potrebbe avere maggior attendibilità è quella di dire che l’inverno 2009/2010 sarà condraddistinto da una circolazione poco zonale e maggiormente soggetta a scambi Meridiani.
Flavio Scolari



