Pannelli più efficienti? Basta inseguire il Sole

Marzo 30, 2009 by natoxcorrere  
Filed under Energie Rinnovabili, Mazzarella

Alle nostre latitudini, è consuetudine orientare il pannello solare a Sud ed inclinarlo di circa 30 gradi. Per ottenere la massima efficienza di un pannello solare, occorre sfruttare il più possibile la radiazione solare diretta. La conoscenza della posizione del sole nel corso dell’anno può, però, aiutarci ad ottenere una efficienza maggiore. Il 21 dicembre è il giorno più corto dell’anno e il sole a mezzogiorno raggiunge l’altezza massima di circa 21 gradi; un pannello solare per essere perpendicolare al sole deve essere, perciò, orientato a Sud ed avere un’inclinazione di circa 69 gradi. Il 21 giugno è il giorno più lungo dell’anno e il sole a mezzogiorno raggiunge l’altezza massima di circa 68 gradi; un pannello solare per essere perpendicolare al sole deve essere, perciò, orientato a Sud ed avere un’inclinazione di circa 22 gradi. Un’inclinazione di 50/60 gradi favorisce il rendimento dei pannelli nella stagione invernale, mentre una di 20/30 gradi favorisce il rendimento nella stagione estiva. E’ preferibile, perciò, che impianti adibiti a produrre acqua calda per tutto l’anno abbiano inclinazioni che favoriscano il periodo invernale dato che la quantità di calore prodotta in estate sarebbe comunque superiore alle necessità; diversamente impianti solari che devono servire utenze prettamente stagionali estive (alberghi, agriturismi, case di vacanza ) è preferibile che abbiano un’inclinazione estiva dato che l’impianto sarà utilizzato prevalentemente in tale periodo.

Adriano Mazzarella

Responsabile Osservatorio Meteorologico
Università Federico II
www.meteo.unina.it

Sotterrare i Gas Serra

Ottobre 26, 2008 by natoxcorrere  
Filed under Modelli

L’Ue potrebbe presto costringere le nuove centrali che utilizzano combustibili fossili a dotarsi di appositi siti di stoccaggio per la liquefazione e la conservazione dell’ anidride carbonica (CO2). La direttiva europea potrebbe essere adottata già nei primi mesi del 2009 e inquesto modo i siti di stoccaggio potrebbero contribuire a un sensibile abbattimento delle emissioni di CO2, così come richiesto da coloro che attribuiscono a tale gas l’attuale riscaldamento del Pianeta.Una centrale a carbone da mille megaWatt produce ogni anno 10 milioni di tonnellate di CO2 ma sul nostro pianeta esistono cavità sufficienti per poter stoccare almeno 2mila miliardi di tonnellate di anidride carbonica, cioè a dire 40 volte il quantitativo di gas serra emesso in un anno dalla popolazione mondiale. La conservazione geologica prevede una vera e propria iniezione di CO2 nel sottosuolo evitandone l’immissione in aria e rispedendola sottoterra, dove nel tempo si autosigilla diventando roccia. Giacimenti di gas e di petrolio o vecchie cave saline sono i luoghi più indicati per lo stoccaggio di questo gas. Anche gli oceani sono stati proposti come un ideale sito di stoccaggio per la CO2; l’iniezione di CO2 a tre km di profondità è in grado di creare un vero e proprio lago di CO2 che, schiacciato dalla forte pressione, non potrà risalire in superficie. L’impiego di appositi incentivi dovrebbe favorire il processo di stoccaggio, tecnologia ancora molto costosa e non priva di difetti.
Adriano Mazzarella

L’ indipendenza energetica

Agosto 31, 2008 by natoxcorrere  
Filed under Energie Rinnovabili

I Media Nazionali stanno focalizzando la loro attenzione su una tematica scottante: l’ indipendenza energetica del Belpaese.
Dopo il referendum del 1987, quello che i media chiamano “antinucleare”, il nucleare scomparve dall’ Italia.
Quello che successe all’ epoca fu sicuramente un errore, nel senso che il referendum non decretava la chiusura di centrali nucleari, bensì bocciava:

la possibilità all’ Enel di prendere accordi per costruire centrali nucleari all’ estero
Il contributo ai comuni che decidevano di ospitare centrali nucleari
La possibilità al Cipe di decidere la localizzazione delle centrali , in caso di ritardi da parte degli enti locali.

Quello che poi accadde fu sicuramente dettato tanto da una dose di buon senso, quanto dai soliti motivi elettorali ( i tre i quesiti rangiungevano all’incirca l’ 80% dei consensi).
In seguito alla chiusura delle centrali, l’ Italia ha sempre vivacchiato, acquistando energia dall’ estero, senza una precisa pianificazione che tenesse conto delle generazioni future.
Oggi torna di moda il nucleare,e questo perché siamo in emergenza ( emergenza,figlia di una mediocre programmazione energetica degli anni addietro) con l’ Enel che vorrebbe investire in Albania, costruendo nuove centrali nucleari,in netta contraddizione con la volontà popolare, e questo in virtù del mito dell’ indipendenza energetica: ma è davvero così?
Per ricavare l’isòtopo dell’ Uranio, U-235, è necessario estrarlo da alcuni minerali, che oggi sono concentrati al 90% in 10 Paesi, , tra cui ovviamente non è presente l’ Italia, che, secondo i dati dell’ energoclub, ne possiede circa 6100 tonnellate, poco più di 30 anni di alimentazione per una sola centrale.
E’ pur vero che da un grammo di U-235 è possibile ottenere energia nell’ ordine dei 50-100 GJ, ma è altresi vero che per ricavare un grammo di U-235, sono necessari 5-7 tonnellate di minerale.
La tecnologia per costruire le centrali nucleari, inoltre, non è Italiana, bensì Francese, il che, ancora una volta sconfessa la tesi dell’ Indipendenza energetica.
Prima di affrontare il discorso relativo ai costi, è utile ricordare che la Geopolitica, da anni studia i possibili scenari futuri, legati ai flussi energetici, e secondo alcuni, le guerre di questo secolo, e quindi gli interessi globali, seguiranno fondamentalmente i flussi di: Uranio, Petrolio, Acqua, e Uomini; da ciò s’ intuisce facilmente che alleanze internazionali si baseranno su questi 4 flussi.
Ma davvero l’ energia nucleare prodotta “in casa” costa meno?
Questa frase, volutamente monca, non essendo esplicitata alcuna relazione, spesso ci viene propinata come verità assoluta: andiamo ad analizzarla.
Sicuramente costerebbe meno che acquistarla dall’ Estero.
Ma costa meno rispetto alle altre forme di energia?
Il costo dell’ energia nucleare è dato fondamentalmente dal:
Costo dell’ Uranio
Costo della Tecnologia
Smaltimento delle Scorie
Costi dovuti alle normative per l’ adeguamento degli impianti, e dello smaltimento

L’ Uranio non è una fonte inesauribile, ed il suo costo, negli ultimi anni, ha subito un’ impennata pari all’ 800%, sia per una questione di domanda-offerta, sia per la solita presenza di speculatori:

L’ indipendenza dai produttori di Petrolio, pertanto, potrebbe portarci al “ricatto” dei produttori di Uranio.
Il costo dell’ Uranio, comunque, non incide nell’ ordine dell’ 800% sul costo dell’ energia prodotta : tale rincaro ha prodotto un aumento del 20% per Kwh.

Il Dipartimento per l’ Energia (DOE), degli USA, ha prodotto delle stime sul costo / Kwh per ogni tipo di energia:

4,97cent/KWh per i nuovi impianti a Gas
5,05 cent/KWh per le nuove pale eoliche
5,31 cent/KWh per il carbone pulito
6,13 cent/Kwh per le centrali nucleari

A questi costi, va aggiunto anche il costo ambientale, in termini di qualità della vita.
A questo punto, l’ obiezione sulle alternativa, nasce dal fatto che non sono ancora in grado di sopperire al fabbisogno giornaliero energetico del mondo, anche in virtù del fatto che nuovi soggetti emergenti, e quindi grandi consumatori, si stanno affacciando sullo scacchiere Geopolitico.
Va detto “In Primis” che una corretta incentivazione della ricerca, anche per quanto riguarda la LENR ( fusioni nucleari a bassa energia, comunemente nota come fusione fredda), potrebbe portare ad un miglioramento di resa ( e de qui che interviene di nuovo il concetto di emergenza poc’ anzi spiegato): nessuno avrebbe pensato che il motore a scoppio avesse avuto tutto questo successo, se non ci fossero stati gl’ incentivi.
Il problema relativo al fabbisogno energetico , ahimè, ricade sul modello di stile di vita: ¼ dell’ energia totale prodotta nel mondo, è consumata dagli Stati Uniti: questo potrebbe far pensare che dove c’è benessere c’è consumo: io sostituirei la parola consumo, con la parola “spreco”.
Giusto per fare un esempio, Negli States la Benzina ha raggiunto costi insostenibili per gli americani: $4 al gallone ( 1 gal circa 4,5 litri ), mentre in Europa costa, mediamente $8 al gallone;
gli americani hanno, così, iniziato a vendere i SUV, che ovviamente hanno, in questa circostanza, poco mercato, preferendo le macchine di “piccola” cilindrata di marchi europei, dato che i consumi dei SUV sono almeno il doppio rispetto ad un’ auto media europea, tutto ciò, tra l’ altro, sta provocando una crisi senza eguali alla GM, che aveva puntato tutto sul suo gigante.
Da questo esempio si evince come evitando gli sprechi, il fabbisogno diminuisce: ma questo dovrebbe essere oggetto delle politiche energetiche di un paese: siamo forse “all’ ultima spiaggia?”.

Fabio Febbraio