Ecco perché la pizza a Napoli è più buona
Febbraio 6, 2010 by natoxcorrere
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Al di là del recente marchio europeo di “Specialità tipicamente garantita” assegnato alla pizza napoletana, le persone di passaggio a Napoli sentono, comunque, la necessità di provare la pizza. Il motivo è semplice: esiste proprio un manuale di preparazione della pizza che si basa sulla bontà dei prodotti e sulla valutazione attenta delle condizioni meteo. Fondamentale è l’impasto di farina, acqua e lievito: più lievito in acqua tiepida, se fa freddo, e più farina, in acqua a temperatura ambiente, se fa caldo. La lievitazione deve avvenire in due fasi successive: una prima lievitazione di circa quattro ore dell’intero impasto ricoperto da un panno per rallentarne l’evaporazione ed evitare la formazione della crosta; una seconda lievitazione di circa sei ore dell’impasto suddiviso in panetti in apposite cassette. L’abilità nella trasformazione dei panetti in dischi di pasta ha lo scopo di spostare l’aria verso l’esterno del disco e la formazione del cornicione. Non ultimo, i pomodorini che dovranno essere rigorosamente del piennolo. Con un piccolo pizzo all’estremità inferiore, raccolti a grappoli ancora verdi e lasciati maturare, sono coltivati esclusivamente sulle pendici del Vesuvio dove traggono il massimo beneficio dal terreno vulcanico e dall’esposizione ottimale alla radiazione solare. Innaffiati nella fase di primo impianto, utilizzano solamente l’umidità notturna per avere una buccia spessa ed una polpa soda e compatta dal sapore dolce-acidulo. Adriano Mazzarella Climatologo Università Federico II www.meteo.unina.it
Che tempo fa? Dimmelo che vado a dormire
Novembre 9, 2009 by natoxcorrere
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Freud ha interpretato e spiegato i sogni in chiave premonitrice o rivelatrice di desideri e traumi ma, secondo uno studio dello psicologo Lipnicki del Centro di Medicina Spaziale di Berlino, i sogni con incubi non sono provocati da particolari condizioni psicologiche ma dall’attività magnetica esistente. E’ ben noto che una attività magnetica bassa comporta una elevata produzione di melatonina, un potente ormone responsabile, tra l’altro, della qualità dei sogni. Lipnicki ha annotato meticolosamente i suoi sogni dal 1990 al 1997, per un totale di 2387, e li ha poi suddiviso in cinque categorie a seconda del grado di stranezza: dal grado più basso, rappresentativo della realtà, fino al più alto, completamente scollegato dalla realtà. Durante gli anni di paziente trascrizione dei sogni, Lipnicki ha vissuto a Perth, in Australia, e per la sua ricerca ha preso in esame l’attività magnetica quotidiana di quella zona, mettendola a confronto con il grado di assurdità dei sogni. I risultati, pubblicati tre mesi fa sulla rivista Medicine Hypotheses, sono stati sorprendenti: i sogni più strambi si verificavano proprio nei giorni in cui l’attività magnetica era più bassa e il livello di melatonina nel cervello molto alto. Ma l’attività magnetica è causata dall’interazione del flusso di particelle che fuoriesce dal Sole (il cosiddetto vento solare) con il campo magnetico terrestre ed i sogni non sarebbero legati all’inconscio, come finora ritenuto, ma molto più semplicemente all’attività più o meno turbolenta del Sole.
Adriano Mazzarella
Impara dalle foglie e otterrai un’energia pulita
Settembre 21, 2009 by natoxcorrere
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Le piante utilizzano la luce del sole per trasformare in zuccheri (glucosio) e in ossigeno l’acqua assorbita dalle radici e l’anidride carbonica presente nell’aria. Tale complicato processo, chiamato fotosintesi clorofilliana, è responsabile della formazione del pigmento verde (clorofilla) che ricopre tutti vegetali, dalle minuscole alghe alle piante delle praterie. Con il progetto “Foglia artificiale” (stanziati un mi1ione di sterline) i ricercatori dell’Imperial College di Londra, guidati dal biologo James Barber, hanno progettato di imitare il processo di fotosintesi delle foglie per ottenere energia pulita. L’idea è questa: il glucosio ottenuto dalla fotosintesi sarà trasformato o in idrogeno per produrre energia elettrica o in etanolo, noto biocarburante, se combinato con l’anidride carbonica. Il meccanismo della fotosintesi in laboratorio è già oggi impresa fattibile, ma non economica, dal momento che assorbe più energia di quanto ne produce. Ciò che manca ancora al successo del progetto è la conoscenza di alcune reazioni chimiche che avvengono all’interno della foglie e che impediscono alla clorofilla di degradarsi. Barber ed i suoi colleghi sono fiduciosi e promettono di arrivare al più presto alla soluzione del problema e ottenere un rendimento superiore del 15-20% rispetto a quello ricavato dai normali pannelli solari. Basterebbe, così, riempire di foglie artificiali i deserti per soddisfare la necessità energetica che il mondo raggiungerà nel 2030! Adriano Mazzarella Responsabile Osservatorio Meteorologico Università Federico II www.meteo.unina.it

