I Temporali
Settembre 22, 2009 by scolari
Filed under Il Blog di Flavio Scolari
Esistono diversi generi di temporali:
Cerchiamo di capirene le caratteristiche principali.
Dobbiamo inanzitutto chiarire, cosa si intende per stabilitâ o instabilitâ atmosferica.
L’atmosfera si ritiene stabile se il grandiente termico verticale diminuisce meno di 6,5°C ogni 1000 km di quota.
Se la diminuzione termica è superiore con l’altezza, l’atmosferica si può ritenere instabile poichè l’aria sovrastante molto più fredda di quella sottostante, consente grossi ricambi d’aria verticali (moti verticali) indotti dal fatto che l’aria più è calda, più può contenere un tasso di umidità effettivo maggiore, viceversa l’aria più è fredda, minore sarà il vapore acqueo che questa potrà mantenere, risultando in questo modo più densa e pesante.
Temporali unicellulari: noti anche come temporali di calore.
Si producono in presenza di una giornata calda e afosa, l’aria caldo-umida presente al suolo, diventando più leggera dell’aria sovrastante, comincia a salire sottoforma di “bolle” termiche, formando in questo modo la classica nuvolosità cumuliforme presente durante le calde giornate estive.
L’aria calda dal suolo quando raggiunge il punto di rugiada, ossia un tasso di umidità relativa del 100%, sprigiona calore latante che tende a dare un’ulteriore spinta verso l’alto dell’aria.
Inanzitutto il tasso di umidità relativo, diverge dal tasso di umidità effettivo.
L’umidità relativa è il rapporto tra la quantità di vapore acqueo contenuto in una massa d’aria e la quantità massima di vapore acqueo che la stessa massa d’aria riesce a contenere nelle stesse condizioni di temperatura e pressione (saturazione). L’umidità relativa si misura in percentuale. Se l’umidità relativa è al 100% non significa che c’è solo acqua, ma che quella massa d’aria contiene la massima quantità di umidità contenibile in quelle condizioni.
La quantità di vapore che può essere contenuta da una massa d’aria diminuisce al diminuire della temperatura, e diventa nulla a -40° (fattore per il quale in Siberia e Antartide, durante i mesi invernali non vi sono precipitazioni rilevanti).
Il fenomeno dei temporali unicellulari, ê un fenomeno che si può verificare anche in presenza di un’atmosfera non particolarmente instabile (mediamente stabile) sopratutto in presenza di rilievi, dato che questi ultimi favoriscono le risalita dell’aria lungo i pensii rocciosi esposti al sole estivo (termiche di pendio).
In genere questo genere di evento non dura più di mezz’ora e sono più frequenti durante le ore più calde della giornata.
Infatti durante la serata in genere questi temporali tendono a dissolversi, fattore favorito dal fatto che il faffreddamento notturno dei pendii rocciosi, produce una tendenza inversa a quella diurna, ossia vi è la discesa di aria dai monti verso i fondovalle (brezza di monte), sfavorendo in tal modo la risalita caldo umida delle celle temporalesche.
Un fenomeno tipico delle medie latitudini durante l’estate, e delle zone tropicali ed equatoriali tutto l’anno.

Temporali multicellulari:
Costituiti da diverse celle temporalesche aventi diversi stadi di vita.
Sono eventi associati a instabilitâ atmosferica diffusa e piuttosto accentuata.
Spesso preannunciano l’avvicinarsi di un fronte freddo, capace di destabilizzare l’atmosfera anche a grandi distanze dal fronte vero e proprio, in presenza di aria stagna molto calda e umida al suolo.
Si tratta di fenomeni che possono persistere anche per alcune ore, portando precipitazioni anche importanti.
Un fenomeno più tipico delle nostre medie latitudini durante l’estate, e delle zone tropicali ed equatoriali tutto l’anno.

Temporali supercellulari:
Sono i temporali più intensi capaci di portare forti grandinate, trombe d’aria e nubifragi.
Talvolta durante i fenomeni più intensi, l’imponente cella temporalesca assume un propio andamento rotatorio interno chiamato mesociclone.
Se le condizioni atmosferiche, come le condizioni orografiche del territorio lo consentono, questo può dai vita a tornadi, con venti distruttivi anche di oltre 400 km/h.
Le condizioni tipiche di questo genere di fenomeni, possono essere analoghe a quelle dei temporali multicellulari, solo in presenza di un’atmosfera fortemente instabile.
Più in genere comunque, questo genere di temporali sono associati più tipicamente a fronti molto freddi.
La loro durata anche in questo caso può essere anche di ore, apportando importanti accumuli di precipitazioni, in grado di procurare inondazioni e grassi danni (nei casi peggiori).
Un fenomeno più tipico delle nostre medie latitudini, sopratutto delle grandi pianure del Nord America.


Squall linee:
Sono temporali associati a fronti perturbati.
Sovente in estate, la parte finale del fronte freddo, presenta una linea temporalesca, che rappresenta il punto di contatto più diretto tra l’aria caldo-umida presente al suolo e l’aria fresca e più secca che segue il fronte perturbato.
Anche in questo caso, il fenomeno può persistere per alcune ore, a seconda della velocitâ dei venti che seguono il fronte freddo.
Se il fronte presenta una differenza termica notevole rispetto all’aria pre esistente al suolo, il fronte molto freddo potrà dar vita a temporali particolarmente forti, in grado di presentarsi come temporali supercellulari.

Immagine di una Squall linee, questo genere di evento è più tipico delle nostre medie latitudini, come per i temporali supercellulari.


NEFODINA: Monitoraggio temporali:
In breve Nefodina è un sistema di monitoraggio dei temporali.
Oltre a permettere di capire la probabile formazione di celle temporalesche, è un grado di monitorarne in dettaglio lo sviluppo, grazie alle numerose informazioni che si possono ricavare dalle immagini rielaborate in falsi colori.
Funziona un po come una qualsiasi immagine satellitare all’infrarosso, a seconda della tonalità del grigio che rappresenta la copertura nuvolosa, si può trarne l’informazione della temperatura della parte superiore delle nubi e di conseguenza l’elevazione delle nubi stesse.
Prendendo una seguenza di questo tipo di immagini e assemblandole, si può intuire se le nubi osservate dal satellite in una determinata area geografica, sono in crescita o in fase di esaurimento.
In questo modo si può pure stimare una durata di eventuali temporali in corso oltre all’intensità dei fenomeni.
Nefodina associa tutte queste informazioni ad un determinato colore, ad esempio: il blu scuro è utilizzato per nubi basse mentre il blu chiaro e giallo per nubi alte.
I colori rosso e rosa sono utilizzati per evidenziare la sommità delle celle convettive individuate: rosso per quelle previste in sviluppo e rosa per quelle previste in dissolvimento.
Con il rosso/rosa scuro è indicata la regione di maggiore convettività.


http://www.girovaghi.it/METEO/temporali.htm
Il linck con una descizione dettagliata del modello, buona lettura:
http://www.girovaghi.it/METEO/temporali.htm
(clicca qui per saperne di più su NEFO)
Nefodina: monitoraggio dei temporali
Settembre 21, 2009 by scolari
Filed under Il Blog di Flavio Scolari
Un esempio di sistema per il monitoraggio dei temporali è quello di Nefodina, ma come funziona?
Inanzitutto è bene ricordare che una nube, più è elevata, meglio sarà visibile alle immagini satellitari riprese all’infrarosso poichè aventi una temperatura inferiore, vicaversa le nubi poste negli strati medio-bassi della troposfera, avendo una temperatura più elevata, risultano meno visibili alle immagini satellitari infrarosse.
Il sistema Nefodina si basa sul concetto che una nube avente uno sviluppo verticale, tenderà gradualmente ad assumere una maggior luminosità se viste ad un’immagine avente una lunghezza d’onda leggermente inferiore alla luce percepita dall’occhio umano, poichè la nube tende ad elevarsi ad una porzione verticale di atmosfera, costituita da aria gradualmente più fredda.
Nefodina utilitta una combinazione di immagini riprese all’infrarosso e alla frequenza dell’assorbimento del vapore acqueo presente all’interno dellla troposfera, ossia alla lunghezza delle Microonde.
In questo modo si possono estrapolare importanti informazioni inerenti la morfologia e la struttura di un determinato sistema nuvoloso, come ad esempio l’altezza della copertura nuvolosa attraverso l’analisi della temperature rilevata alla simmità della nube.
Non da meno importanza si possono individuare le singole celle temporalesche (convettive: ossia sotate di movimenti verticali attraverso la troposfera) che compongono la struttura nuvolosa presa in considerazione.
In poche parole attraverso l’assemblamento delle immagini riprese dai satelliti Meteosat all’infrarosso ogni 15 minuti, si analizza l’andamento termico della sommità delle nubi, Nefodina è così in grado di riprodurre lo sviluppo verticale delle nubi presenti su una determinata erea geografica, un movimento che verrà rappresentato in falsi colori, in tal modo si riuscirà a stabilire con una certa precisione se si tratta di celle convettive in fase di sviluppo o rispettivamente in fase di dissolvimento.


Un esempio di immagine elaborata da Nefodina sull’area Mediterranea, analogamente esiste un area di osservazione estesa da Gibilterra a Cipro.
Il Blu scuro viene utilittato per le nubi più calde, ossia poste alle quote inferiori, in Blu chiaro per le nubi poste all’interno della media troposfera, mentre il Giallo per le nubi più fredde, ossia poste all’interno dell’alta troposfera.
Il Rosso e il Rosa vengono invece utilizzati per evidenziare quelle nubi dotate di forti moti verticali, meglio note come celle convettive.
Il Rosso evidenzia le celle convettive previste in fase di accrescimento, mentre il Rosa evidenzia le celle convettive previste in fase di dissolvimento, il Rosso scuro invece indica la regione di maggior covettività del corpo nuvoloso.
Attendibilità del modello: si è stabilito che Nefodina ha un margine di errore del 11% nella previsione dei temporali nell’arco dei successivi 15 minuti, del 13% nella previsione dei temporali dei successivi 30 minuti, dunque mediamente si ha una probabilità dell’87% che l’evuluzione prevista da Nefodina si realizzi entro i successivi 30 minuti, con un indice di correlazione misurato dello 0,8 tra la previsione dell’evoluzione dei temporali elaborata dalla rete Nefodina e dalla reale evoluzione dei sistemi temporaleschi.
Questo meccanismo può essere utile al fine di poter definirne la distribuzione e l’entità di un evento, inoltre risulta di grande importanza per poter prevenire eventuali fenomeni di forte intensità.
I risultati di Nefodina verranno poi combinati con il prodotto definito Lampinet in grado di rilevare l’attività elettrica presente all’interno di un temporale, ossia la fulminazione presente in una determinata area geografica consentendo di avere un quadro più completo sulle caratteristiche meteorologiche presenti sull’area presa in considerazione.

